Una survey curata da Uppa, media company specializzata nella salute di bambine e bambini, su circa 3.000 genitori ha rivelato che per oltre la metà degli intervistati (57,6%) la principale difficoltà nel crescere un figlio oggi è rappresentata dal sovraccarico mentale e organizzativo


Madri e padri italiani faticano a tenere insieme gli equilibri della vita familiare
. Questo è quanto emerge da una survey condotta a marzo 2026 sul canale Instagram di Uppa (https://www.uppa.it/), media company specializzata nella salute di bambine e bambini. Il 57,6%indica nel carico mentale e organizzativo la principale difficoltà nel crescere un figlio oggi. Seguono la difficoltà di trovare tempo per se stessi (40,6%) e la conciliazione tra lavoro e famiglia (38,8%). Quasi un genitore su quattro (23,9%) segnala, inoltre, la mancanza di supporto da parte di famiglia, servizi o rete sociale.

Il sondaggio, cui hanno partecipato 2.952 genitori – per lo più madri (90,9%) e in maggioranza con un solo figlio (58,6%) – conferma una percezione ormai diffusa: crescere figli oggi è sentito come un compito più complesso e pressante rispetto agli standard delle generazioni precedenti. Rispetto a 10 anni fa, crescere un figlio oggi in Italia è più difficile per il 53,7% dei rispondenti. Le ragioni sono molteplici e legate al contesto attuale: impatto di social media e tecnologia, pressione sociale sugli stili educativi e una situazione globale percepita come instabile.

Significativo è anche quanto emerso dalle risposte aperte dei genitori, che hanno condiviso le proprie sensazioni evidenziando un forte sovraccarico emotivo, accompagnato dalla paura di non essere all’altezza e di commettere errori nelle scelte educative. La responsabilità di crescere un figlio viene percepita come un incarico difficile, spesso vissuto in solitudine, generando sentimenti di inadeguatezza e isolamento.

Famiglie strette tra lavoro e scuola: i genitori chiedono servizi più che bonus

Quando si parla di soluzioni auspicabili, i genitori non chiedono tanto sostegni economici, quanto un ecosistema di supporto più solido. Le priorità indicate riguardano soprattutto l’organizzazione della vita quotidiana. Il cambiamento che aiuterebbe di più i genitori è una maggiore flessibilità lavorativa, indicata dal 39,7% di chi ha partecipato al sondaggio. Seguono congedi parentali più lunghi e meglio retribuiti (27,3%) e una maggiore offerta di servizi per l’infanzia come nidi, doposcuola e centri estivi, citata dal 19,3%. Solamente 1 genitore su 5 (19,2%) ritiene di ricevere supporto adeguato dai servizi educativi disponibili, dato che mette in luce la necessità di un ampliamento e rafforzamento del settore.

“Quello che emerge da questi dati è che oggi fare i genitori può essere profondamente faticoso, non perché madri e padri siano meno capaci, ma perché troppo spesso si trovano a tenere insieme tutto da soli. Il carico mentale di cui parlano non è solo organizzativo: è fatto di pensieri, dubbi, decisioni continue, e di quella sensazione di dover sempre essere all’altezza. In questo scenario, il rischio è sentirsi isolati proprio mentre si sta facendo qualcosa di così fondamentale. Per questo crediamo che il punto non sia chiedere ai genitori di fare di più o meglio, ma costruire intorno a loro contesti più sostenibili: servizi, tempi di lavoro compatibili con la vita familiare, ma anche spazi di confronto e comunità, dove potersi riconoscere nelle esperienze degli altri. Perché crescere un figlio non dovrebbe essere un percorso da affrontare da soli”, commenta Chiara Borgia, Direttrice Editoriale di Uppa.

Il quadro fornito dalla survey fa emergere con chiarezza uno dei nodi più critici della genitorialità in Italia: la difficoltà di conciliare i tempi del lavoro con quelli della scuola. Molti genitori citano esplicitamente orari scolastici incompatibili con il lavoro, vacanze estive troppo lunghe e la carenza di servizi pomeridiani o estivi accessibili. Per porre una soluzione alla questione sarebbe appunto necessaria una rete sociale ampia, che sappia intervenire in soccorso di madri e padri nel momento del bisogno e sostenere lo sviluppo emotivo, sociale ed educativo dei minori.

Ma questa rete oggi, soprattutto nei contesti urbani, appare sempre più frammentata, lasciando ai genitori una forte sensazione di isolamento: escluso il supporto di partner e nonni (che dal sondaggio emergono rispettivamente come le fonti di aiuto principali per il 70,2% e il 61,7%), solo una minoranza delle donne e degli uomini intervistati indica come fonte di supporto su cui poter contare amici e comunità (7,7%) o professionisti (5,4%) come pediatri, psicologi o altri operatori.

Padri più presenti ma congedi giudicati insufficienti

La survey evidenzia anche un cambiamento culturale importante nel ruolo dei padri. Il 96,1% dei partecipanti ritiene che oggi i papà siano più coinvolti nella cura quotidiana dei figli rispetto alla generazione precedente.

A questa evoluzione non corrisponde però un adeguamento delle politiche familiari. L’attuale congedo obbligatorio di paternità di 10 giorni viene giudicato “assolutamente insufficiente” dall’84,8% dei genitori. Se potessero scegliere, molti chiederebbero periodi molto più lunghi: il 40,9% ritiene che il congedo dei padri dovrebbe essere equiparato a quello materno, mentre la maggioranza degli altri rispondenti (56,6%) indica durate che vanno da uno a sei mesi, molto più di quanto previsto dalle disposizioni vigenti.

Genitori sommersi dai consigli: quando le informazioni diventano troppe

Accanto alla mancanza di supporto, da diverse risposte emerge un altro elemento distintivo della genitorialità contemporanea: l’eccesso di informazioni. Molti genitori raccontano di sentirsi sommersi da consigli di esperti, libri, podcast e contenuti online sull’educazione dei figli.

Più che una carenza di indicazioni chiare, ciò che viene percepito è spesso una confusione educativa, alimentata da modelli pedagogici contrastanti e da aspettative sociali sempre più elevate. Questo contesto rende le difficoltà della genitorialità del XXI secolo non solo organizzative ma anche culturali: la nuova sfida imposta dalla società è trovare il proprio equilibrio educativo in mezzo a una quantità crescente di stimoli e opinioni. Un segnale che racconta come oggi la genitorialità sia diventata un’esperienza profondamente influenzata dal clima sociale e informativo in cui si vive, non più una questione privata o familiare.