Whitney Houston, abbiamo un problema. Lo so, so benissimo che non era alla divina e mai abbastanza compianta Whitney che era rivolta la nota frase, pronunciata ormai cinquantcinque e rotti anni fa dall’astronauta Jack Swigert a bordo dell’Apollo 13, rivolto alla base di Houston, ma visti i tempi che corrono è proprio lo spirito di colei che per anni ha incarnato, a ragione, la massima icona del canto virtuoso che converrebbe richiedere aiuto. Il motivo è presto detto, sono un critico musicale che per lavoro è quindi costretto a ascoltare un po’ tutto quello che esce, e arrivati in questi ultimi giorni dell’anno mi sono addirittura autoimposto di fare una sorta di recap di quello che il convento, leggi il mercato musicale, ci ha offerto, diciamo così, in questo disastrato 2025. Il risultato è appunto un grido di aiuto, pensato con la voce calda e soul della divina Whitney.
E dire che di segnali interessanti ce n’erano anche stati parecchi, a inizio anno. Si era infatti arrivati all’inizio del 2025 sull’onda incredibilmente sorprendente di un ritorno del pop. Le classifiche, dopo anni e anni di dominio incontrastato della trap, al limite con qualche sprazzo qua e là di rap, presentavano canzoni distanti da quegli stilemi, tutte appollaiate in top 5 con una ostinazione che ci ricordava quella con la quale Claudio Gentile si attaccava alla maglia di Maradona in quel lontano Mundialit 1982. C’erano Olly e Angelina Mango con la loro Per due come noi, canzone che in qualche modo aveva imposto ai vertici quell’Olly che poi sarebbe andato a vincere altrettanto incredibilmente il Festival di Sanremo, c’era Ora che non ho più te di Cesare Cremonini, mega-hit che è stazionata in top 5 per circa cinque mesi, c’era la prova generali dell’Achille Lauro in salsa Antonello Venditti, Amore disperato il titolo, cui sarebbe seguita l’altra vendittiata dal titolo Incoscienti giovani, poi seguita da Amor e anche da Senza una stupida storia, tutte sullo stesso mood, e c’era Il filo rosso di Alfa, praticamente la matrice di quel Balorda Nostalgia con cui Olly sarebbe andato a vincere il Festival stesso, provate a cantare una sopra l’altra e troverete ben più di una somiglianza. Insomma, pop, fortissimamente pop.
Poi appunto Sanremo, quello del ritorno di Carlo Conti, lì con un cast molto sulla scia di quelli di Amadeus, ma con qualche piccolo innesto che, miracolo, ha dato il vero segno di svolta. A vincere è Olly, uno dei pochi in gara a non farsi scrivere canzoni dai soliti noti, seguito da Lucio Corsi, cantautore fino a quel momento conosciuto da una nicchia e da quel momento in poi esploso a fama anche internazionale, complice Eurovision, e poi Brunori Sas, terzo, Simone Cristicchi, quinto, Giorgia, sesta, scandalo, Achille Lauro, settimo. Il ritorno del cantautorato, delle canzoni cantante, del pop. La rivoluzione silenziosa iniziata da quel manipolo di canzoni in Top 5 di colpo a spazzare via tutto il resto. Un trend che all’estero funziona da tempo, è noto, Taylor Swift, Lady Gaga col suo capolavoro Mahyem, Sabrina Carpenter e via discorrendo. Mica sarà un caso che Olly è stato più di chiunque altro in testa alla classifica, nel 2025. Che A me mi piace di Alfa, canzone che ingloba Me gustas tu di Manu Chao ha dominato l’estate, in radio e non, che i tour di giganti come Cesare Cremonini, Vasco Rossi, Ultimo, I Pinguini Tattici Nucleari, e sicuramente dimentico tanti, hanno fatto sfaceli, proiettando gli sfaceli anche sul prossimo anno, Max Pezzali a rivestire un indubbio ruolo primario. Il pop ha spazzato via la trap, giubilate. Tutto è cambiato, il cast del prossimo Festival di Sanremo sta lì a riprovare che una inversione di tendenza c’è stato, verrebbe da gridare alle finestre, sempre invocando Whitney Houston.
Però, perché ovviamente questa storia ha un però, che proprio all’incipit ci riporta, a fronte di tutto questo, succede che sono uscite anche le classifiche degli artisti più ascoltati su Spotify, che del mercato discografico oggi è maggior attore. Una classifica che vede in prima posizione il non percepito altrove Sfera Ebbasta, sfido io a dire tre canzoni di quest’anno se si hanno più di venti anni. Seguito a ruota da Shiva, che con Sfera ha fatto un album considerato a ragione una delle cose più brutte uscite in Italia negli ultimi decenni, e per Shiva vale lo stesso discorso del suo collega, e poi ancora Guè, prezzemolino ormai presente ovunque, Geolier, Marracash, Tony Boy, Olly, Lazza, Artie 5ive e Kid Yugi. Nove trapper/rapper su dieci, uno sfacelo. Neanche una donna, attenzione, neanche quella Anna così tanto indicata come il futuro sempre di quel genere, e dire che la sua Désolée si è mossa molto bene in classifica, un solo cantautore, Olly, del resto dopo Balorda Nostalgia è stata la volta di Questa Domenica, alla faccia di Lucio Corsi e la sua Volevo essere un duro, o di chi gli stadi li riempie davvero, nessuna rivoluzione virtuosa e degna di nota. Alla faccia anche di Eddie Brock e della sua Non è mica te, brano divenuto viralissimo su Tik Tok e quindi esploso in classifica, al punto da portarlo nel cast del prossimo Festival, o di quella Emma che si è vista tornare in vetta alla classifica FIMI col singolo L’amore non mi basta, dodici anni dopo la sua pubblicazione, tutto per un video nostalgico di quando Dybala vestiva la maglia della Juventus.
Niente.
Nulla sembra essere cambiato, a riprova che le classifiche e le classifiche basate sullo streaming sono tutta fuffa, perché poi le radio trasmettono altro e chiunque ascolti musica ma sia nato nel Novecento, anche negli ultimi sgoccioli del Novecento, ascolta altro.
Uno sfacelo non solo per la fotografia che quindi viene fuori del mercato, ma per il fatto che la fotografia non coincide affatto col percepito e col raccontato, comunque non sempre esaltante. Due storie diverse, una di ritorno al passato, una di immobilismo imbarazzante.
Ipotizzare a partire da qui cosa ci attende per il futuro prossimo, quello che ufficialmente inizierà dal primo di gennaio, è quindi impossibile. Sarebbe bello ipotizzare che l’entusiasmo riscontrato dalla pubblicazione di Lux di Rosalia, indubbiamente l’album più bello uscito nel mainstream nel 2025, oltre che il più importante, lasci un qualche segno, ma la consapevolezza che ciò non accadrà è decisamente più forte della speranza. Come sarebbe bello pensare, non fosse altro per una faccenda di genere, ricordiamo che nonostante ora se ne parli e ufficialmente il mondo della musica dichiari di occuparsene, la presenza femminile nel sistema musica è sempre attestata, tra chi lavora e chi pubblica musica, sotto il 20%, che il fenomeno che seguirà la scia dei vari Colapesce e Dimartino, Coma_Cose o Lucio Corsi sia quello delle Bambole di Pezza, artiste che almeno imbracciano gli strumenti e non si limitano a cantare dentro un microfono lasciando che sia poi l’autotune a fare il resto, ma molto più probabilmente succederà che, vada come vada, staremo qui a raccontarci che finalmente qualcosa sta cambiando, e a fine anno leggeremo che gli artisti più ascoltati sono esattamente i medesimi nomi più ascoltati già quest’anno, in molti casi nomi che al più degli italiani non diranno nulla, e questo va letto comunque come un bene, perché nonostante l’Italia sia un paese fondamentalmente di anziani stando a quel che ci dice Spotify o la sua scudiera FIMI, ricordiamo tutti con imbarazzo quando tempo fa il presidente della Federazione Industria Musicale Italiana usò il suoi social per rilanciare una posizione vacante proprio in sede dell’azienda fondata da Daniel Ek, un 13% o poco più della popolazione, dati Istat, quelli nati tra il 2000 e oggi, detengono in mano il boccino del mercato, spesso con abbonamenti offerti dai genitori. Chi volesse ascoltare buona musica, però, può sempre optare per la soluzione adottata proprio da Rosalia nel video di Berghain, andarsene in giro accompagnata da un’orchestra, lì a suonare la colonna sonora della sua vita minuto per minuto.




