C’è un posto a Rimini che d’estate si trasforma in poltrona. Un salotto a cielo aperto dove le chiacchiere diventano storie, e le storie diventano memoria. Torna, per la settima volta, La Terrazza della Dolce Vita, l’appuntamento firmato da Simona Ventura e Giovanni Terzi che dal 31 luglio al 10 agosto animerà di nuovo il Grand Hotel.
Quello che era nato come un esperimento è diventato ormai una tradizione. Ogni anno la stessa formula, ma mai uguale: interviste sedute, racconti a ruota libera, volti noti che si raccontano senza filtri. Quest’anno il filo conduttore è tutto nei sentimenti. Il tema scelto è “Legami di cuore”.
“Con la Romagna abbiamo un rapporto d’amore vero”, racconta Simona Ventura. E si sente. Perché qui non si parla solo di gossip e red carpet. Si parla di vita.
Si comincia al Teatro Galli, con un’apertura che guarda dritta all’inclusione nei rapporti affettivi. Ospite d’onore la ministra per le Disabilità, Alessandra Locatelli. Un modo per dire subito che questa terrazza vuole stare coi piedi per terra, anche quando parla di sogni.
Il sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, la definisce così: “Un evento capace di mettere insieme l’alto e il basso”. Tradotto: riesce a far sedere allo stesso tavolo la cultura e lo spettacolo, l’impegno e la leggerezza. E soprattutto riesce a “parlare di sentimenti in un’epoca un po’ indurita”, come la nostra.
E i nomi in programma lo confermano. Tra le oltre 40 presenze attese al Grand Hotel ci sarà Dante Ferretti, tre volte premio Oscar, simbolo del cinema italiano nel mondo. Poi Al Bano e Iva Zanicchi, due voci che sono la colonna sonora di generazioni. Ci sarà Vincenzo Schettini, il prof che ha insegnato fisica a TikTok, Alan Friedman con il suo sguardo internazionale, e Roberto Sergio, volto della Rai.
Quaranta ospiti. Dieci giorni. Una terrazza che guarda sul mare e che, anno dopo anno, è riuscita a ritagliarsi un ruolo preciso: quello di fermare il tempo per ascoltare.
In un’estate piena di concerti, festival e discoteche, La Terrazza della Dolce Vita sceglie un’altra velocità. Quella della conversazione. Quella di due padroni di casa che chiedono e gli ospiti che rispondono, seduti comodi, come si fa a casa.
E forse è questo il segreto. Non è un palco. È un salotto. E a Rimini, di salotti così, ne servono.




