Non è ancora finita, a patto di muoversi subito. È questo il messaggio che Mario Draghi e l’imprenditore Patrick Collison hanno voluto lanciare con la nascita del Rhine Group, il nuovo think tank europeo che da oggi si propone come officina di idee per ridare slancio alla competitività dell’Unione.

Alla guida operativa c’è l’economista spagnolo Luis Garicano, ex eurodeputato. Il punto di partenza è noto: il Rapporto sulla competitività che lo stesso Draghi ha consegnato a Bruxelles a settembre 2024. Quel documento ora vuole diventare azione politica.

“Gli europei chiedono alla loro classe dirigente di alzare la testa dalla gestione quotidiana e di guardare a un destino condiviso, capendo davvero quanto grande sia la sfida”, si legge nel manifesto pubblicato sul sito del gruppo e ripreso oggi dalla stampa. “Il Rhine Group vuole essere uno dei posti dove questo lavoro comincia”.

Il concetto chiave ritorna due volte nel testo firmato da Draghi e Collison: “Il declino non è inevitabile, ma è la strada su cui ci siamo messi se non interveniamo con urgenza”.

Il board è volutamente trasversale. Ci sono accademici come Francesco Giavazzi e Lucrezia Reichlin, finanzieri come Andrea Pignataro di Ion, imprenditori tech come Luca Ferrari di Bending Spoons e Xavier Niel di Iliad, ex ministri come Vittorio Colao e Bruno Le Maire, oltre al ceo di Le Monde Louis Dreyfus.

La diagnosi da cui parte il gruppo è senza sconti.

“Su cinquanta big tech mondiali, solo quattro sono europee. Siamo indietro in tutte le tecnologie che segneranno i prossimi decenni. La posta in gioco è esistenziale”, scrivono i fondatori. Se l’Europa restasse ferma, spiegano, verrebbe meno la capacità stessa di finanziare le funzioni essenziali di uno Stato moderno: dalla difesa alla sanità, dalle pensioni alla scuola, fino alla transizione climatica e agli ammortizzatori sociali.

Per anni, ricorda il documento, il mondo ci ha aiutato. Il commercio globale cresceva con regole certe, la protezione americana ci permetteva di spendere poco in difesa, l’interdipendenza sembrava un vantaggio. Oggi quel mondo non c’è più.

Gli Stati Uniti hanno alzato dazi che non si vedevano dai tempi della legge Smoot-Hawley degli anni ’30. La Cina non è più solo la fabbrica del mondo, ma un concorrente diretto che ci sfida sia fuori che dentro i nostri mercati. Risultato: “L’Europa sta peggio di quando è uscito il rapporto sulla competitività. Il nostro modello di crescita si sta esaurendo e siamo sempre più esposti a shock che non controlliamo”.

La risposta, secondo il Rhine Group, non è rassegnarsi. “L’alternativa è fare quello che l’Europa ha già dimostrato di saper fare: competere, costruire, tornare a crescere. Non siamo una media potenza, siamo il secondo mercato al mondo”.

Come lavorerà il think tank? Riunendo leader di istituzioni, università e imprese attorno a paper di ricerca condivisi prima degli incontri. Il tutto sotto Chatham House Rule: le idee possono circolare e essere usate, ma senza attribuirle a chi le ha dette. Un modo per garantire franchezza.

In sostanza, Draghi sposta il suo Rapporto dal cassetto della Commissione al tavolo di chi può davvero investire, innovare e decidere. La domanda ora è se la politica europea avrà il coraggio di ascoltare quel laboratorio, prima che la traiettoria diventi irreversibile.