E purtroppo ci risiamo, ne abbiamo parlato prima che uscisse, ma non potevamo evitare di riparlarne anche ora, dopo averlo visto.

E sí, immaginate bene, sto parlando del nuovo film, adattamento di “Cime Tempestose”, che è un esempio perfetto di come si possa prendere un romanzo feroce, tormentato, disturbante e svuotarlo fino a ridurlo a un esercizio di stile.

 

Non faccio quasi mai recensioni negative, l’ultima risulta al film di Angelo Duro, ma qui la trovo NECESSARIA.

 

Doveva essere una reinterpretazione, è diventato una caricatura. Una parodia patinata, infantile, superficiale e incredibilmente indelicata.

 

Non mi soffermerò sulla scelta di Jacob Elordi, della quale avevo già parlato tempo fa, e su quanto quella decisione incida sulla natura stessa del rapporto tra i protagonisti. È un elemento importante, sì, perché altera il senso profondo di quell’amore difficile, impossibile, socialmente e visceralmente conflittuale, oggettivamente quale sarebbe il problema di stare con uomo bianco? Nessuno. Ma anche volendo mettere da parte questo aspetto, restano una serie di problemi che rendono il film fallato alla radice, e ora le vediamo insieme, tranquilli.

 

Visivamente è impeccabile. Le scenografie sono spettacolari, quasi museali, basti pensare alla famosa stanza della pelle, realizzata con scansioni della vera pelle di Margot Robbie, è disturbante e affascinante insieme, un lavoro a mio avviso sublime.

Ma anche gli abiti sono straordinari, i corsetti perfetti, ogni inquadratura sembra studiata per essere appesa a una parete o trasformata in campagna pubblicitaria.

 

E forse è questo il problema?

 

Il resto è fuffa. Due ore di grandissima pubblicità, pubblicità di profumi, per farvi un esempio.

Un continuo di “guardate quanto siamo belli”. La scena a cavallo potrebbe essere montata accanto a uno spot di profumi di lusso senza che si noti la differenza, anzi forse dovrei provare.

Non c’è anima, non c’è fango, non c’è disperazione. C’è solo estetica.

Un’estetica bella, ma asettica, un autogol.

 

Forse però, il problema era già a monte, prima della patina, perché: dov’è la violenza emotiva del romanzo? Dov’è la possessione, la gelosia, l’ossessione? Come si può vendere come “film d’amore”, uscito strategicamente due giorni prima di San Valentino, una storia che parla di vendetta, crudeltà e distruzione, persino dell’uccisione di un cane per ritorsione? In quale momento abbiamo deciso che tutto questo fosse romanticismo?

Forse non si è letto abbastanza il romanzo?

 

Le scene di sesso, poi, risultano inutili e imbarazzanti, costruite con una superficialità quasi adolescenziale. Non aggiungono profondità, non raccontano nulla di più dei personaggi. Sono lì per riempire, per provocare senza ferire davvero.

Cosa tipica delle scene di sesso, ma che fa comunque venire il latte alle ginocchia a qualsiasi persona media che ha più di 15 anni.

Sembrando After.

 

La recitazione è forzata, trattenuta, come se entrambi i protagonisti fossero più concentrati a restare iconici che a essere veri.

E la campagna pubblicitaria già lo dimostrava, con la finta relazione tra i due attori, del tutto inopportuna, dato che lei è anche sposata.

Ma qui la delusione si fa più personale.

Jacob Elordi, reduce da ruoli più maturi e ambiziosi, sembrava pronto a scrollarsi di dosso l’etichetta del “bello e dannato”. Perché tornare indietro? Perché scegliere un film in cui parla la tua bellezza al posto della tua voce?

Dopo Frankenstein sembrava aver capito il suo valore, e io, che l’ho sempre criticavo, avevo ammirato la sua bravura e il suo talento, e avevo fatto un passo indietro.

Ecco, mi torna tornare sui miei passi.

Lui ha deciso che è più importante la fama che la recitazione.

 

Lo stesso, però, vale per Margot Robbie. Dopo lavori come Babylon, in cui meritava l’Oscar, e Barbie, mi aspettavo un ulteriore salto di qualità. Invece qui sembra più interessata a incarnare un’estetica che un personaggio.

Dopo aver vinto lo status di donna più bella del mondo, vuole davvero associarsi solo a quello?

Un peccato, veramente un peccato.

Dato che le capacità le ha, eccome.

 

Il risultato insomma, è una grande, grandissima delusione patinata. Esci dalla sala folgorato visivamente, sì. Ma emotivamente vuoto. Turbato non per ciò che hai provato, ma per ciò che non hai provato.

 

Un grande no.

 

E forse il problema era già nell’intenzione, come già ripetuto, trasformare un romanzo feroce e disturbante in un “film d’amore” è una scelta che fa storcere il naso dal principio, forse l’errore è tutto lì. O forse mi sbaglio io, ma se questa è l’idea di amore che il film vuole vendere, allora abbiamo davvero frainteso tutto.

Non andate.