Lo stilista si è spento a 93 anni
Nel mosaico dell’eredità lasciata da Valentino Garavani potrebbero trovare spazio anche due figure finora rimaste ai margini del racconto pubblico. Si tratta di Sean e Anthony Souza, fratelli brasiliani sulla quarantina, legati allo stilista da un rapporto costruito nel tempo più che da vincoli di sangue.
I due sono figli di Carlos “Cacá” Souza, per anni volto e voce delle relazioni pubbliche di Valentino e suo compagno negli anni Settanta. Dopo la conclusione di quella relazione, il legame con la famiglia Souza non si sarebbe interrotto: secondo diverse ricostruzioni, lo stilista avrebbe continuato a frequentare Sean e Anthony, accompagnandoli nella crescita e considerandoli parte integrante della propria cerchia affettiva. Non a caso, già in passato la stampa internazionale aveva ipotizzato che i due potessero essere inclusi tra i beneficiari del testamento, alla stregua di figli simbolici di una coppia – quella formata da Garavani e Giancarlo Giammetti – che non ne ha mai avuti.
Lontani dalla mondanità che ha circondato la vita dello stilista, Sean e Anthony conducono oggi un’esistenza discreta, divisa tra interessi creativi e musica elettronica. Nessuna esposizione mediatica, nessun protagonismo pubblico, mentre le questioni patrimoniali restano affidate ai fiduciari storici di Garavani: l’ingegnere Piero Villani e l’avvocato Ronald Feijen, custodi del testamento e degli equilibri costruiti negli anni.
Valentino non lascia eredi diretti, ma una rete di affetti che racconta una famiglia atipica, formata nel corso di decenni: accanto a Giammetti, suo compagno di vita e di lavoro, figurano l’ex modello americano Bruce Hoeksema, Carlos Souza con la moglie Charlene Shorto de Ganay e i loro figli, oltre al pronipote Oscar Garavani, oggi designer dopo una carriera da modello.
Sul piano economico, l’eredità non coincide con un impero industriale. La maison Valentino è stata ceduta già nel 1998 e il patrimonio residuo è oggi concentrato soprattutto in asset immobiliari e culturali. La holding Liter controlla infatti una società proprietaria di un prestigioso immobile romano e un’altra, di recente costituzione, pensata per preservare e valorizzare l’archivio creativo dello stilista, la sua storia e il suo lascito culturale. Più che una fortuna da spartire, un patrimonio da interpretare.




