Il film in uscita il 25 dicembre

Checco Zalone torna al cinema a Natale, il 25 dicembre, con Buen Camino. Il nuovo film racconta il viaggio di un padre e di una figlia lungo il cammino di Santiago, ma senza alcuna vocazione mistica.

«Un papà che segue la figlia lungo il cammino di Santiago. Un papà ricchissimo – non per merito ma per eredità – si trova a dover seguire la figlia minorenne su uno storico cammino della spiritualità, pur non avendo nulla di spirituale. Diventerà un percorso di avvicinamento a una figlia che non aveva mai considerato».

Il protagonista, interpretato dallo stesso Zalone, è un uomo che nella vita «non fa niente. E ne va fiero». Ha ereditato una piccola azienda di divani, l’ha quotata in Borsa e si è arricchito. Nei primi minuti del film appare anche con un look inedito.

«Sono biondo. Una parrucca professionale. Credi davvero di avere i capelli. Ma il protagonista la indossa solo i primi venti minuti. Poi succede qualcosa per cui la toglie».

La figlia si chiama Cristal.

«Come lo champagne».

Il cammino di Santiago è stato realmente attraversato dalla troupe.

«Certo. In macchina, ma è durissimo lo stesso. Abbiamo fatto il cammino francese: Saint-Jean Pied de Port, Pamplona, Burgos, Leon. Posti meravigliosi. Si mangia solo carne, mi è venuto il colesterolo a 350».

Il produttore del film, questa volta, è cambiato: non più Pietro Valsecchi, ma Indiana Production: «Marco Cohen e Benedetto Habib. Simpaticissimi».

Resta invece il sodalizio con il regista Gennaro Nunziante, dopo le polemiche seguite alle dichiarazioni di Valsecchi.

«L’ho scoperto anch’io da un’intervista. Ma spesso i giornalisti riportano in maniera difforme. L’ho capito dai congiuntivi: che erano tutti giusti».

Sull’ossessione per il denaro, Zalone risponde con l’ironia che gli è consueta. «Sono attento al denaro proprio per poter finalmente piacere all’intelligentsia di sinistra. Quo vado? ha incassato 65 milioni. Tolo Tolo “soltanto” 48».

Il nuovo film si inserisce nel filone del racconto di formazione, come Sole a catinelle, ma con una differenza sostanziale.

«Stavolta è una figlia adolescente, più problematica. Nel film ha diciassette anni, come l’attrice: Letizia Arnaud».

Nella vita, ha due figlie: «Gaia ha quasi tredici anni, Greta quasi dieci».La maggiore va a cavallo. «È il terzo che le compro. Una cavalla: Etta».

Racconta con naturalezza anche la sua dimensione domestica, le lettere a Babbo Natale «modulate in base al reddito», il rapporto sereno con la madre delle figlie, e il fastidio per un gossip che, a suo dire, spesso corre più veloce della realtà.

Sul piano pubblico, continua a sottrarsi alle etichette politiche. Racconta di aver votato a destra e a sinistra, «perdendo sempre», di aver incontrato Giorgia Meloni e di aver cenato ad Arcore con Silvio Berlusconi, un episodio che oggi definisce «da raccontare ai nipoti». Del Cavaliere conserva l’immagine di un uomo «egoriferito», ma anche di una figura che, nel clima attuale, viene sempre più rivalutata.

Accanto al cinema, resta centrale la musica. L’esperienza con Francesco De Gregori è tra quelle che ricorda con maggiore intensità.

«È una persona autorevole, a volte autoritaria, ma ne riconosci la grandezza».