Ospite dell’ultima puntata del programma
Tra gli ospiti della puntata del 24 maggio 2026 di Che Tempo Che Fa ci sono stati Gino Cecchettin e Barbara Poggio, professoressa ordinaria di Sociologia del lavoro e dell’organizzazione e Prorettrice alle Politiche di Equità e Diversità presso l’Università di Trento, nonché componente del Comitato scientifico della Fondazione Giulia Cecchettin.
“Vorrei parlare di due progetti della Fondazione: uno sul lato educativo, che avrà il suo culmine con il prossimo anno scolastico, è un progetto di teatralità, fatto con il patrocinio anche della Regione Veneto. – ha detto Cecchettin – Lavoreremo su un progetto teatrale rivolto ai ragazzi delle scuole superiori, quindi creato apposta per spiegare che cos’è la violenza di genere, come si diffonde, quali sono i segnali che possono arrivare e i ragazzi non riescono a percepire. È proprio un laboratorio, una messa in scena dove ci saranno anche momenti di condivisione, dove si raccontano le esperienze, sicuramente molto forte da un certo punto di vista, ma che coinvolgerà molto gli studenti. E prevediamo almeno uno spettacolo sia con gli studenti che con la cittadinanza per ogni provincia del Veneto. L’altro progetto è a supporto delle vittime di violenza dopo che sono state assistite dai centri antiviolenza e quindi di inserimento lavorativo. Questo perché è importante dare supporto fin da subito ma poi c’è un dopo. Perché la vita continua, per fortuna, e ci deve essere un reinserimento lavorativo. Grazie ad aziende che riescono in qualche modo a terziarizzare alcuni degli aspetti dell’azienda, le donne hanno un posto sicuro dove lavorare da remoto, ci sono alcune funzioni che lo permettono. Questo è un progetto che deve essere finanziato. Assieme al Centro Antiviolenza e ad una cooperativa locale riusciamo a generare questo”.
Gino Cecchettin racconta che negli incontri nelle scuole, dopo un’iniziale timidezza, gli studenti finiscono per aprirsi molto, ponendo numerose domande sul tema delle relazioni e della violenza. I ragazzi, spiega, chiedono spesso come riconoscere una relazione disfunzionale o capire quando un comportamento possa essere considerato violento. Tra gli episodi che lo hanno colpito di più, ricorda la domanda di una studentessa delle medie che gli ha chiesto come distinguere i comportamenti “strani” dettati dall’amore da quelli che invece non lo sono. Secondo Cecchettin, proprio queste domande mostrano quanto i giovani sentano il bisogno di essere ascoltati e guidati.
Per questo invita i ragazzi a riflettere sul proprio spazio di libertà e sulla propria identità: capire chi si è, cosa si desidera e quali sono i propri sogni. A suo avviso, quando qualcuno cerca di limitare quella libertà o sottrarre parti della propria identità, non si può parlare di amore. Al contrario, una relazione sana è quella che aggiunge esperienze, passioni e crescita reciproca, perché «amore è dare, non è togliere».
Anche Barbara Poggio sottolinea come l’idea dell’amore inteso come possesso o controllo sia ancora profondamente radicata nella società e continui a essere alimentata anche attraverso musica, canzoni e messaggi culturali molto diffusi.
Cecchettin osserva inoltre che tra le nuove generazioni esiste oggi una forte divisione: da una parte ci sono ancora ragazzi che si identificano nel modello del “maschio alfa”, dall’altra molti giovani iniziano a prendere le distanze da quell’immagine, riconoscendone gli effetti negativi anche su sé stessi. Tuttavia, spiega, questi ragazzi cercano nuovi modelli di riferimento. Il consiglio che dà loro è di imparare prima di tutto a conoscere sé stessi, senza paura di mostrare fragilità ed emozioni, considerandolo un passaggio fondamentale per costruire relazioni sane.
Poggio richiama poi l’attenzione su alcuni comportamenti ormai molto diffusi tra i giovani, come il controllo del cellulare, la geolocalizzazione o la supervisione costante delle amicizie e degli spostamenti del partner. Secondo la sociologa, si tratta di segnali evidenti di una cultura del controllo che spesso viene normalizzata all’interno delle relazioni.
Riprendendo alcune riflessioni lasciate da Giulia Cecchettin, Gino Cecchettin indica proprio nella limitazione della libertà personale uno dei principali campanelli d’allarme. Spiega che troppo spesso si accetta di rinunciare a una parte della propria autonomia in cambio di attenzioni o di un amore solo apparente. Per questo invita a difendere il proprio “perimetro di vita” e a considerare un segnale pericoloso qualsiasi tentativo di invasione o sopraffazione non desiderata.
Per Barbara Poggio il cambiamento deve partire soprattutto dall’educazione e dalla scuola, luogo attraverso cui passano tutte le nuove generazioni. Ritiene quindi fondamentale investire nella formazione degli insegnanti già nei primi anni del percorso scolastico, a partire dalle scuole dell’infanzia e primarie.
Infine, rivolge un pensiero a chi sta affrontando un lutto, spiegando di sentirsi particolarmente vicino a queste persone. Il suo invito è a non smettere di credere nel valore della vita anche nei momenti più bui, continuando a vivere anche per chi non c’è più, nella convinzione che col tempo il dolore possa lasciare spazio a una nuova luce e a un nuovo significato.




