È bastato un verso per capire tutto. “È una notte che non c’era stata ancora, che non si era vista prima”. Con questo incipit, quasi sussurrato, Claudio Baglioni ha aperto il suo primo dei sette concerti il 24 ottobre a Piazza di Siena e ha consegnato al pubblico di Roma il suo nuovo inedito: “Che notte è questa!”.

Un brano che non è una semplice novità in scaletta. È una dichiarazione di intenti. È la chiave di tutto il tour in cui Baglioni abbraccia Roma e la Capitale gli consegna lo scettro di poeta in note.

Prodotto da Cosa Edizioni Musicali s.r.l. per Sony Music Italy e in uscita in digitale dal 13 novembre, il pezzo arriva dopo un anno di silenzio forzato, dopo lo stop per motivi di salute che aveva costretto Baglioni a rinviare quello che ha definito il suo ultimo grande giro.

E proprio per questo suona così potente. Non è una ballata nostalgica, non è un amarcord. È una canzone che guarda avanti mentre ha i piedi ben piantati in quel prato di Villa Borghese dove, 44 anni fa, 250mila persone fecero la storia con Alé-oó.

Nel titolo c’è già tutto Baglioni. Quel punto esclamativo, quella meraviglia, quello stupore che è il suo marchio da sempre. “Che notte è questa!” non è una domanda, è stupore puro. È lo stupore di un artista che torna nel luogo simbolo della sua carriera e scopre che l’emozione è ancora intatta, anzi, è nuova.

È una notte che non c’era stata ancora. Perché ogni notte con Baglioni è sempre la prima volta. Perché anche dopo quasi sessant’anni di carriera, dopo quaranta canzoni in scaletta che tutti sanno a memoria, riesce ancora a trovare una notte inedita.

Musicalmente è Baglioni al 100%: piano in primo piano, archi che si aprono, la melodia che ti entra subito in testa ma che ha bisogno di tempo per rivelarsi davvero. E un testo che parla di tempo sospeso, di attese, di ripartenze.

È la canzone perfetta per aprire le sette notti di Piazza di Siena (24, 25, 27, 28, 30, 31 ottobre e 1 novembre). Perché non celebra il passato, lo interroga. Non dice “che notte è stata”, dice “che notte è questa”. Al presente.

Ed è questo il regalo più grande che Baglioni ha fatto al suo pubblico romano: non farli tornare indietro al 1982, ma farli sentire, tutti insieme, dentro una notte che non si era mai vista prima.