La scelta dopo il referendum
Le dimissioni di Cesare Parodi dalla presidenza dell’Anm erano in programma da giorni, ben prima degli exit poll, e sebbene inizialmente fossero state rinviate, alla fine le ha definite «ineludibili», spiegando che la decisione deriva da ragioni personali.
Il suo congedo è avvenuto comunque in un contesto positivo, con un risultato referendario del 53,7%, che ha definito motivo di orgoglio.
Riguardo ai risultati, ha offerto una lettura personale, interpretandolo come una «vittoria valoriale», segno che anche i cittadini meno esperti in materia giuridica avrebbero compreso i principi fondamentali dei padri costituenti e l’importanza della questione della giustizia, prima ancora della separazione delle carriere.
Alla domanda sul perché avesse deciso di lasciare, ha ribadito che la decisione risaliva a un mese prima, rinviata solo per ragioni evidenti. Parodi ha anche precisato di essere rimasto ferito da alcune critiche ricevute durante la campagna elettorale, in particolare quelle che lo accusavano di trascurare il suo lavoro da procuratore. Ha respinto tali accuse, sottolineando che gli avvocati che si rivolgono al suo ufficio quotidianamente possono attestare la sua disponibilità.
Sulle critiche relative alla riforma della giustizia, Parodi ha affermato che la vittoria si ottiene attraverso argomentazioni corrette e non con insulti o menzogne. Ha citato come esempio alcune dichiarazioni di Bartolozzi, secondo cui i magistrati sarebbero stati parte di un «plotone di esecuzione» e che il voto favorevole al referendum servisse a liberarsene, definendo tali rappresentazioni grottesche e poco efficaci.
Riguardo allo stato della magistratura, Parodi ha riconosciuto che non è perfetta e che il risultato del referendum indica che i cittadini sono consapevoli dei suoi limiti. Ha suggerito interventi mirati, come investimenti e miglioramenti normativi a costo zero, per incrementare efficienza e trasparenza.
Parodi ha tratto due insegnamenti dalla sua esperienza: il primo riguarda la forza della magistratura associata, capace di rispettare diverse sensibilità e perseguire obiettivi comuni, citando Rita Levi Montalcini: «Non temete le difficoltà, da lì viene il meglio». Il secondo riguarda la necessità di un percorso di rinnovamento all’interno dell’Anm, con autocritica costruttiva e risposte concrete alle critiche, in particolare quelle legate alla poca trasparenza nelle nomine dei direttivi, che ha indicato come priorità per il suo successore.




