L’intervista a La Stampa
«Parliamo di una famiglia abituata a conservare tutto. Biglietti dell’elettricista, del parcheggio, dell’idraulico. Perfino un appunto che, a distanza di sette anni, è stato ritrovato in un libro sull’omicidio di Garlasco usato come segnalibro. È curioso, certo. Ma da qui a parlare di corruzione ce ne passa».
L’avvocato Massimo Lovati, 63 anni, oggi difende Andrea Sempio, nuovo indagato per l’assassinio di Chiara Poggi, diciassette anni dopo i fatti. Per la procura quel foglietto con la scritta «Venditti gip archivia per 20-30 euro» sarebbe la prova di un tentativo di corruzione.
Per Lovati no: «È un preventivo per ottenere una copia dell’atto di archiviazione. Non venti o trentamila euro, come cercano di far credere, ma venti o trenta euro. Una cifra ridicola se paragonata all’accusa di corruzione in atti giudiziari. E parliamo di Mario Venditti, un magistrato integerrimo. Uno dei migliori che abbia conosciuto nella mia carriera».
La vicenda si complica con le intercettazioni dei genitori di Sempio, in cui discutono di assegni e contanti. Anche qui l’avvocato smonta:
«Sono soldi per le spese legali. Tre avvocati da pagare. Non è vietato usare il contante».
Lovati insiste sul carattere infondato delle accuse: «Appena ho avuto gli atti, ho rassicurato Andrea e i suoi genitori. Era un’indagine vuota, priva di contenuti. L’archiviazione sarebbe stata certa». Eppure oggi, due procure mettono in dubbio proprio quella archiviazione: corruzione, intercettazioni incomplete, possibili suggerimenti all’indagato. «È una delle cose più ridicole che abbia mai sentito in carriera», ribatte.
Sempio, per il legale, resta «un ragazzo normale, completamente estraneo ai fatti, ormai martoriato. Tirato dentro soltanto per lo scontrino di un parcheggio». E le prove scientifiche? «L’impronta 33 non è sua. Il Dna sotto le unghie di Chiara non è suo. E lo vedrete».
Sul futuro del processo, l’avvocato mostra il fiuto del penalista: «La procura non chiederà l’archiviazione, sarebbe una figura misera dopo tanto clamore. Faranno una bella richiesta di rinvio a giudizio, ma sarà solo il preludio al proscioglimento di Sempio. E così si laveranno le mani».
Chi abbia ucciso Chiara Poggi, per Lovati, resta un mistero che non verrà mai chiarito. «Non Stasi, non Sempio. Io parlo di un’organizzazione criminale. Gente che ci mette due secondi a spararti in bocca». Un’allusione inquietante, che l’avvocato collega alle ricerche trovate sul computer della vittima: «Pedofilia, traffico di organi. Io la chiamo massoneria bianca».




