Il caso
Dalla collega criminologa definita dalla “miserabile esistenza”, “da Tso”, “in putrefazione”. La rivale descritta con “la sua folle ossessione”, che “continua a sbavare sui nostri profili”, “cacciata a pedate nel sedere” dai tribunali e a cui “le goccine e le overdose di botox non bastano più”. Insomma, “una lestofante in meno”.
Sono questi i commenti che Roberta Bruzzone avrebbe condiviso sui social insieme a tre stretti collaboratori, prendendo di mira Elisabetta Sionis.
Sionis, psicologa forense, consulente in numerosi casi di omicidio e oggi giudice presso il tribunale dei minori di Cagliari, sarebbe stata bersaglio, secondo l’ipotesi della Procura del capoluogo sardo, di uno stalking di gruppo durato almeno tre anni.
Un’attività caratterizzata da pesanti allusioni sessuali, “fotomontaggi del viso della persona offesa” e “frasi avente carattere minaccioso e vessatorio”.
L’avviso di conclusione delle indagini, firmato dal pm Gilberto Ganassi, è stato trasmesso per competenza a Roma insieme a un corposo hard disk contenente le trascrizioni delle chat tra Bruzzone e i coindagati Monica Demma, Giovanni Langella e Marzia Mosca (nota sul web come “Santanico”). Secondo gli inquirenti, i dialoghi dimostrerebbero un coordinamento tra i membri del gruppo prima di lanciare attacchi su Facebook e sui canali YouTube e Twitch dedicati al crime.
Si tratta di una vicenda lunga e velenosa, fatta di querele e controquerele — l’ultima, presentata da Bruzzone contro Sionis, è stata archiviata il 23 giugno — con almeno una condanna di primo grado già emessa.
Due anni, lo scorso 28 ottobre, a carico di Lucio Lipari, presunto collaboratore della criminologa savonese, accusato di aver perseguitato Sionis. Nello stesso periodo, ignoti avrebbero causato ustioni alla gatta della psicologa.
*Ai sensi dell’art. 8 della Legge n. 47/1948, si precisa e RETTIFICA che la sentenza di condanna a carico del Sig. Lucio Lipari, menzionata nell’articolo, è stata annullata dalla Corte d’Appello di Cagliari con pronuncia dell’11 febbraio 2026.
I messaggi
Ai messaggi pubblici di dileggio si affiancherebbero quelli scambiati in gruppi WhatsApp dai nomi evocativi — “L’armata delle tenebre”, “Gli irriducibili”, “Barcone on the road”, “I mitici” — e dai toni espliciti. Il 26 agosto 2023 Langella scriveva: “La Sionis è la sciagura peggiore che potesse capitarci e purtroppo non ce ne libereremo mai! Ha fatto di noi la sua ragione di vivere”. Bruzzone commentava: “Io spero in un bel malaccio che se la porti via”.
Poche settimane dopo, commentando una foto della rivale condivisa nel gruppo da Monica Demma, rincarava: “Questa è marcia di invidia — il commento di Bruzzone — guarda il marciume interiore come caz… ormai si vede anche fuori. È in putrefazione da viva questa”.
Aggiungendo poi, “Monica Demma però tu non mi puoi inviare foto della bestia immonda senza prima avvisarmi…”. E ancora, riferendosi a Sionis: “Questa un malaccio se lo merita tutto”.
Secondo gli inquirenti, al di là degli sfoghi privati, un passaggio chiave emergerebbe da un messaggio inviato da Bruzzone ai collaboratori nel gruppo “Fbi” il 17 settembre 2022: “Ho mandato a Monica la mia denuncia di stalking contro la Sionis dell’anno scorso, bisogna attaccarla dimostrando che è una bugiarda e che è su Facebook tramite fake con cui molesta tutti noi”.
Una linea che, sempre secondo l’accusa, sarebbe stata seguita nel tempo. Il 22 febbraio 2024, poco prima di una diretta su Twitch, Giovanni Langella scriveva: “Stasera massacro pure la Sionis in diretta”.
Gli attacchi non si sarebbero limitati alla criminologa sarda. “Trolliamo un po’ Avesani?”, scriveva Demma a Mosca/“Santanico”, riferendosi al neurologo veronese Mirko Avesani, anche lui coinvolto in una spirale di denunce reciproche con Bruzzone. Una frase che — secondo il pm Ganassi — “potrebbe far riflettere sul fatto che le due dedichino parte delle loro giornate a interagire tramite profili fake con altri utenti social”.
Nemmeno lo stesso magistrato sarebbe rimasto estraneo alle critiche. In un post su Facebook del 17 giugno scorso, alla vigilia dell’archiviazione della sua ultima querela, Bruzzone scriveva: “Eh sì, pensava di avere sempre Ganassi dalla sua parte, invece l’ha rinviata a giudizio”.
