Caso Arianna Fontana, l’amarezza di Malagò: “Mi aspetto una chiamata”

È intervenuto anche il numero uno del CONI, Giovanni Malagò

Lo sfogo di Arianna Fontana, atleta di riferimento degli sport invernali e campionessa di short track, non è passato inosservato anche agli occhi di Malagò.

L’atleta ha fatto capire di star valutando l’ipotesi di cambiare cittadinanza e così è arrivata una dura replica da parte della Federghiaccio.

Nella tarda serata di ieri, 25 gennaio, non si è fatto attendere  il commento del numero uno del Coni, Giovanni Malagò

«Sono profondamente amareggiato». Poi ha spiegato: «Arianna sa quanto le sono stato vicino in tutti questi anni, sin dalla mia elezione a presidente del Coni attraverso riunioni e contatti costanti», ha spiegato Malagò, «e ricordo che l’ho incontrata lo scorso 11 gennaio a Milano, quando mi è venuta a trovare con Anthony nella sede di Milano-Cortina».

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Il riferimento è al suo allenatore, Anthony Lobello che è americano, motivo per cui la Fontana potrebbe presto trasferirsi negli USA come detto nel suo post.

Caso Fontana, il dispiacere di Malagò

Malagò, che ha sempre cercato da fare da pacere ha ricordato, riguardo al passato e agli screzi con la federazione: «In quell’occasione abbiamo parlato dettagliatamente di tanti temi che riguardano lei e suo marito, da adesso fino al 2026, e successivamente ho condiviso i contenuti con la Federazione e il suo presidente Gios. Non voglio aggiungere altro per rispetto alla straordinarietà dell’atleta, però onestamente, non solo in qualità di presidente del Coni ma a livello umano e in nome del rapporto personale e dell’affetto che mi lega a lei e che tutti conoscono, mi sento di dire che sono rimasto sinceramente molto dispiaciuto per quello che ha dichiarato. Mi aspetto che mi chiami per chiarire».

Tutto nasce negli anni di preparazione a Pechino 2022, con dissidi interni con la Fisg e accuse ai compagni. La pattinatrice, dopo l’Olimpiade spiegò: «C’erano atleti maschi che mi prendevano di mira sul ghiaccio, facendomi cadere. Provavano ad attaccarmi ogni volta che ne avevano l’opportunità».

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