Chiunque non sia della mia generazione se sente la parola Carosello non pensa ai post su Instagram, ma pensa a quel programma Rai, che ha avuto il suo fiorire dal 1957 al 1977.

Quel programma, al termine del quale, i bimbi dovevano andare a letto.

Ecco, Netflix ha prodotto Carosello in Love, con Ludovica Martino che interpreta Laura Ceccarelli, una giovane donna con il sogno di lavorare in televisione, e Giacomo Giorgio che interpreta Mario Zanardi, un aspirante regista che è in conflitto tra la regia commerciale e la regia autoriale.

 

Il film si muove tra romanticismo, ambizione e ricostruzione d’epoca, scegliendo come sfondo uno dei momenti più iconici e contraddittori della televisione italiana. Carosello in Love racconta una storia d’amore, e dà un racconto sul lavoro creativo e sui compromessi che questo impone, ieri come oggi. Il cuore del film sta proprio nel conflitto di Mario Zanardi, diviso tra il desiderio di fare cinema “vero”, autoriale, e la realtà di una regia pubblicitaria che, pur essendo vista come minore, offre spazio, risorse e una sorprendente libertà espressiva.

Mostra i suoi processi creativi, il lavoro in team con Laura e la creazione di ogni scena.

 

Il film riesce a mostrare bene quanto la pubblicità, soprattutto quella di Carosello, fosse in realtà un terreno di sperimentazione: piccoli sketch, idee fulminanti, personaggi memorabili, il tutto però sottoposto a una rigida censura. Ed è qui che

Carosello in Love diventa particolarmente interessante, nel racconto di come autori e creativi fossero costretti ad aggirare divieti, a suggerire più che mostrare, a inventare soluzioni narrative intelligenti per comunicare senza infrangere le regole e sottostare a un’insensata censura.

La creatività nasce spesso dai limiti, e il film lo racconta con delicatezza e rispetto.

 

Accanto al tema artistico e professionale, emerge con forza anche quello dell’emancipazione femminile. Laura Ceccarelli è un personaggio femminile forte, determinato, moderno nel pensiero, ma inserito in un contesto storico che moderno non è. Siamo negli anni Cinquanta, in un’Italia in cui una donna che ambisce a lavorare, a essere indipendente e a costruirsi una carriera deve lottare il doppio. Laura non è solo una giovane innamorata o una musa, è una professionista che tiene al proprio lavoro, che vuole essere riconosciuta per le sue capacità e che si trova anche ad affrontare un divorzio in un’epoca in cui non era affatto la norma. Questo aspetto è trattato con sensibilità, senza mai scivolare nel melodramma, ma restando ancorato alla realtà sociale del periodo.

 

Dal punto di vista visivo, il film è curato, con una ricostruzione d’epoca elegante e una fotografia calda che restituisce il fascino di quegli anni.

Forse romanticizzandolo anche un po’.

L’unica vera perplessità che rimane, però, riguarda la narrazione storica di Carosello stesso. Al di là di alcune apparizioni d’archivio e di figure iconiche come Mina o Raffaella Carrà, si ha la sensazione che si potesse osare di più. Avrei voluto vedere maggiormente raccontata la storia del programma, il suo impatto culturale e il suo ruolo nella nascita della televisione italiana moderna.

Un po’ anche per la mia curiosità artistica.

 

Nonostante questo, Carosello in Love resta un film piacevole, scorrevole e sincero. È una visione consigliata sia a chi conosce già la storia di Carosello e vuole riviverne l’atmosfera, sia a chi è curioso di scoprirla per la prima volta, attraverso una storia che parla di sogni, compromessi, amore e libertà creativa. Un film carino, che riesce a intrattenere e, allo stesso tempo, a raccontare un programma apice della televisione italiana.