A Firenze se n’è andata una donna di 95 anni che, senza mai aver studiato come si costruisce una borsa, ha cambiato il modo di portarla.
Carla Braccialini è morta martedì 3 novembre. Aveva avviato la sua avventura nel 1954, in un piccolo laboratorio fiorentino, insieme al marito Roberto. Da lì era nato un marchio che, in pochi decenni, sarebbe diventato riconoscibile in tutto il mondo.
La sua storia sembra quasi una favola al contrario. Non parte da una scuola di moda, non parte da un atelier prestigioso, non parte da una famiglia di artigiani. Parte da un’intuizione semplice e, per l’epoca, quasi scandalosa: una borsa non deve essere per forza seria.
Nell’Italia del dopoguerra, l’accessorio femminile doveva essere sobrio. Nero, marrone, beige. Una chiusura, una tasca, una tracolla. Fine. Lei, invece, ha cominciato a immaginare tutt’altro. Ha immaginato fiori applicati sulla pelle, piccole case con il tetto rosso, mezzi di trasporto in miniatura, animali, personaggi da fiaba. Oggetti che non servivano solo a contenere, ma a raccontare.
Era un metodo che ribaltava la logica del lavoro artigianale. Normalmente si parte dalla tecnica e poi si arriva all’idea. Lei faceva l’opposto: prima sognava la forma, poi cercava, insieme agli artigiani, il modo per renderla reale. All’inizio con strumenti di fortuna, con colla e aghi non adatti, con tentativi che spesso fallivano. Poi, con il tempo, con una precisione diventata leggendaria.
Quando il marito è venuto a mancare, nel 1976, è stata lei a prendere in mano l’impresa da sola. Non si è limitata a mantenerla in vita: l’ha fatta crescere, l’ha portata oltre i confini italiani, l’ha fatta dialogare con la moda internazionale, fino all’accordo con Vivienne Westwood negli anni Ottanta.
Ma il cuore del suo lavoro è rimasto sempre lo stesso: la collezione dei cosiddetti Temi, borse-scultura diventate il suo marchio di fabbrica. Non erano accessori da esibire per il logo. Erano accessori da riconoscere per la forma. Chi le portava non voleva dire “ho speso tanto”, voleva dire “sono così”.
Nel 2009 arriva il riconoscimento di Cavaliere del Lavoro. Nel 2021 racconta la sua vicenda in un libro autobiografico dal titolo ironico, in cui ammette di non aver saputo, all’inizio, come si realizzassero le borse.
Si era allontanata dal lavoro quotidiano a 86 anni, ma chi le stava vicino racconta che a 94 anni avrebbe voluto ancora disegnare, ancora immaginare, ancora creare. Dal 2017 il marchio è passato a un nuovo gruppo, che ne prosegue l’attività. Carla Braccialini ha dimostrato che il lusso non è per forza sinonimo di serietà, di grigio, di omologazione. Il lusso può essere anche allegria, gioco, ironia. Può essere una borsa che fa sorridere chi la guarda, interpretandone la vita come opera d’arte giocosa.
Foto Ig @braccialini




