C’erano le lucine appese tra gli alberi. C’era il cielo di Napoli che faceva da soffitto. E c’erano Gianni Donzelli ed Enzo Leomporro sul palco del Giardino Romantico di Palazzo Reale, per il Campania Teatro Festival – Dopo Festival.

Due amici. Due ragazzini cresciuti insieme a Napoli, che un giorno hanno deciso di seguire la musica e di farla diventare lavoro. E la musica li ha ripagati, cambiando per sempre i loro piani.

La serata degli Audio 2 è stata questo: un tuffo romantico negli anni ’90 e un omaggio al valore più raro della canzone italiana, attraverso la parola che sa farsi canzone sulla nota giusta, un po’ “battistiana”, tanto pop, immensamente romantica.

La storia di due amici e delle loro canzoni
La storia degli Audio 2 inizia così: due voci, due chitarre, e la voglia di raccontare Napoli senza stereotipi.  Il destino bussa quando Leonardo Pieraccioni li sceglie per la colonna sonora de ‘I Laureati’. Esplode “Alle venti”. E da lì non si fermano più.

Poi arriva l’incontro che li consacra: Mina e Celentano. Per loro scrivono brani che entrano nella memoria collettiva. “Acqua e sale”, “Rotola la vita”, “Raso”, canzoni che non invecchiano perché poggiano su melodie solide e testi che sanno comunicare l’amore senza banalità.

Nel loro percorso incontrano anche Mogol, maestro dei parolieri. Con lui cesellano ancora di più l’arte di scegliere la parola esatta, quella che fa male e cura allo stesso tempo.

E non si sono fermati lì. Scrivono per Ivana Spagna, Peppino Di Capri, oltre che per tanti altri colleghi e amici. Perché gli Audio 2 non sono solo interpreti: sono artigiani della canzone.

Il concerto: beat, pop e romanticismo
Ieri sera nel Giardino Romantico gli Audio 2 hanno ripercorso tutto. I successi degli anni ’90 “Alle venti”, “Specchi Riflessi”, “Neve”, si sono mescolati a canzoni d’autore che hanno emozionato alle prime note.

Niente sovrastrutture. Solo due voci, strumenti essenziali e quella capacità di far sembrare ogni brano una lettera d’amore.
Sensazioni purissime tra beat e pop, come recita il loro DNA musicale: ritmo che fa muovere il cuore e testi che lo fanno fermare un attimo.

Tra una canzone e l’altra gli Audio 2 raccontavano Napoli. Ridevano. Si guardavano come due fratelli. E noi sotto le stelle capivamo perché certe canzoni restano: perché sono scritte bene.

Il valore dei parolieri
In un’epoca di ritornelli usa e getta, ascoltare gli Audio 2 è un atto di resistenza romantica.
Ci ricordano che una canzone prima di tutto è una storia. E che dietro ogni “ti amo” che ci ha fatto piangere, dietro un dolore, un addio o un sorriso purissimo, c’è un paroliere che ha passato notti a cercare la chiave di lettura giusta di un sentimento, di un frammento di vita.

Donzelli e Leomporro lo sanno. Hanno fatto della parola il loro mestiere. L’hanno prestata a Mina, a Celentano, a Mogol, a Peppino Di Capri, per citarne alcuni. E ieri sera ce l’hanno restituita, direttamente, senza filtri.

Napoli, casa e palcoscenico
Tornare a suonare a Napoli, nel Giardino Romantico, ha avuto il sapore del cerchio che si riapre dalla città in cui è iniziato tutto.
Palazzo Reale illuminato, il pubblico seduto tra gli alberi, assiepato in piedi sotto il palco.  L’edtate del Campania Festival profumava di vita alimentata dalla buona musica.

Gli Audio 2 hanno intonato l’amore e le emozioni più profonde. E noi abbiamo cantato. Perché quelle canzoni sono la colonna sonora di matrimoni, primi appuntamenti, errori, conquiste, uscite tra amici, ritorni a casa. Gli artisti hanno dimostrato che quando le parole sono scritte con il cuore, non hanno bisogno di tempo: bastano tre accordi e una notte d’estate per tornare a renderci felici e farci innamorare di una loro canzone.