L’Ue concede all’Italia più spazio di manovra per fronteggiare il caro-energia, ma non regala carta bianca. Nel pacchetto di raccomandazioni del Semestre europeo, la Commissione apre alla “clausola di salvaguardia” estesa anche alla resilienza energetica. In cambio chiede di fare di più su tasse più eque, salari reali e lotta alla povertà. L’inflazione infatti torna a salire e cancella i piccoli guadagni dei salari reali. Anche l’Ocse lo conferma ed avverte: l’Italia resta esposta perché dipende molto da fossili importati e ha tanta industria rivolta all’export.
Flessibilità sì, ma limitata
Bruxelles propone di poter usare fino allo 0,3% del Pil ogni anno dal 2026 al 2028 per interventi sull’energia. Totale massimo: 0,6% del Pil in 3 anni. Tradotto: circa 14 miliardi da destinare a famiglie in difficoltà e imprese che consumano molta energia.
I richiami dell’Ue
Accanto al sì sull’energia, Bruxelles elenca sei priorità per l’Italia:
-Conti pubblici: restare sul sentiero di risanamento concordato.
-Pnrr e fondi Ue: correre di più su spesa e progetti.
-Ricerca e innovazione: più investimenti.
-Pubblica amministrazione e giustizia: renderle più efficienti.
-Transizione green: accelerare.
– Lavoro, sanità, inclusione: risolvere i nodi aperti.
Sulle bollette, l’Ue chiede misure “temporanee e mirate”. Tagliare le accise sui carburanti “per tutti” non va bene: costa troppo e aiuta anche chi non ne ha bisogno, come già visto nel 2022-2023.
Fisco e povertà sotto osservazione
Il giudizio dell’Ue sul fisco è duro: troppe tasse sul lavoro, evasione ancora alta, norme complicate. Attenzione anche alle flat tax e ai condoni, che rischiano di far calare il senso del dovere fiscale. Bruxelles ribadisce: aggiornare i valori catastali e tagliare sussidi dannosi per l’ambiente. E suggerisce di spostare parte del carico fiscale “dal lavoro verso basi meno usate, come patrimonio e successioni”.




