Ormai 6 anni fa, il 25 dicembre 2020, è uscita la prima stagione di Bridgerton, un progetto Shondaland, tratto da dei libri, che come tutte le serie di Shonda, ha conquistato il cuore di tutti.
Musiche e abiti che ti portano all’interno dell’atmosfera inglese dell’epoca, pur avendo poca attendibilità con il periodo narrato, nonostante ciò il tutto funziona.
La voce fuori campo, i dialoghi che utilizzano un linguaggio forbito accostato a termini di tutti i giorni, rendendo il prodotto fresco, leggero, interessante, godibile.
Il tutto poi condito con un po’ di drama, pettegolezzi e soprattutto storie d’amore.
Insomma, non poteva non vendere.
Andando avanti però, le stagioni aumentavano e i personaggi rischiavano di appiattirsi, di riproporre sempre la stessa cosa e soprattutto, di perdere l’attenzione, che è la cosa peggiore che una serie possa fare.
La terza, infatti, ha perso l’audience desiderata, e ha reso meno delle precedenti.
Arriviamo quindi a oggi, 29 gennaio 2026, quando esce la nuova stagione di Bridgerton, la quarta, divisa a metà.
E, nonostante non ci avrei scommesso una lira, funziona, funziona benissimo.
Rischiando di diventare la stagione più bella, quella imbattibile, che porta la serie al suo massimo, spingendo inevitabilmente al declino delle successive.
Ma perché, se la terza stagione aveva stancato, la quarta funziona?
Il segreto sta tutto in Cenerentola.
La verità è che a noi piace il comfort, con la situazione geopolitica che degenera, i salari da fame, i prezzi che salgono, l’inflazione su tutto, la cosa di cui abbiamo bisogno, quando guardiamo una serie tv, è il comfort.
Abbiamo bisogno di sentirci coccolati, sereni, alleggeriti dai bagagli delle nostre vite.
Ecco perché questa stagione funziona, perché ci sono Benedict e Sophie che ci fanno vivere una Cenerentola riadattata allo stile moderno.
Sophie è una ragazzina orfana che viene odiata dalla matrigna, e si ritrova a fare la domestica, una sera sgattaiola, va al ballo in maschera e fa innamorare Benedict.
Benedict che però, non sa chi sia e come si chiama, perde la testa per lei.
E da lì nasce la storia, lui la insegue, la cerca e quando la trova, la salva.
Il dramma serve a condire una torta di mele già morbida e soffice.
Shonda ha capito il segreto, il pubblico non vuole storie troppo tragiche, troppo complesse, o chissà quanto più simili alla realtà.
Il pubblico vuole sognare, vuole sentirsi la protagonista, vuole vedere qualcosa di nuovo, che però già conosce.
Da qui l’idea geniale: Cenerentola.
Chi non ha visto Cenerentola? Chi, da piccola, non l’ha amata?
Ecco perché Shondaland è un impero destinato a non morire, perché capisce il suo pubblico e lo soddisfa.




