Le parole del conduttore

Gerry Scotti, citando Einstein in un suo libro, dice: «Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti in lui superano i sogni». «Allora sono giovanissimo», ride, «ho pochissimi rimpianti». E i sogni? «Ne ho ancora. Una volta sognavo per il lavoro, oggi sogno per la mia vita privata: un viaggio in camper con i nipotini attraverso tutti i laghi del Canada. Ho anche un progetto speciale per i miei settant’anni».

Quando arrivano? «L’estate prossima». E cosa farà? «Vorrei trovare il coraggio di andare nella Terra del Fuoco, ispirato da Che Guevara. A sessant’anni avevo già fatto la Route 66 in Harley Davidson. Ora sogno un’avventura simile in Sud America».

Dopo oltre quarant’anni di televisione, Scotti non è mai sceso dalla cresta dell’onda. «Per restare al top bisogna evolvere ruolo e linguaggio», spiega. Chi rimane ancorato al passato «commette un errore». Nonostante gli attacchi social, come quelli di Fabrizio Corona, lui mantiene il suo equilibrio: «Le fake news hanno più riscontro delle verità e generano odio. Mi amareggia soprattutto per le persone coinvolte ingiustamente».

La sua “Ruota della Fortuna” resta un successo costante: «Talvolta arrivo anche al 35% di share». E la competizione con programmi simili? «C’è rispetto reciproco. Con Stefano De Martino abbiamo una competizione sana, quasi sportiva».

Scotti ricorda il suo ritorno alla Ruota dopo quattordici anni: «Quando sono stato ingaggiato, si sperava in uno share del 18%. Invece le serate superano costantemente le aspettative». L’esperienza in radio con Claudio Cecchetto, racconta, gli ha dato immediatezza e proprietà di linguaggio: «Chi fa radio lo riconosce subito in tv».

La sua formazione personale e professionale lo ha portato lontano dalla laurea in Giurisprudenza, anche se il desiderio di laurearsi è rimasto un piccolo cruccio. E il suo rapporto con la musica? «Fabrizio De André, Lucio Dalla, Franco Battiato: artisti che catturano emozioni autentiche».

Non mancano i ricordi birichini: «A Radio Dj una volta avevo messo una miccetta nella sigaretta del mio regista. Non l’ha fumata, ma subito dopo George Michael mi ha chiesto una sigaretta… proprio quella!».

Oggi, Scotti sogna anche di diventare divulgatore, come Alberto Angela: «Vorrei fare un programma all’aperto, viaggiare, scoprire luoghi e storie, lontano dagli studi televisivi». Una carriera costruita su curiosità, capacità di adattarsi e il piacere di comunicare, che lo ha portato a rimanere una presenza amata e stabile nella televisione italiana.