La guerra non si placa
Nonostante le scuse rivolte ai Paesi vicini dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian, il conflitto entra nel suo decimo giorno con una nuova ondata di attacchi contro gli Stati del Golfo, attribuiti a Teheran. Un’escalation che riaccende l’allarme sulla sicurezza delle rotte energetiche e spinge al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando anche i timori di un allargamento duraturo della crisi in Medio Oriente.
In Bahrain almeno 32 persone sono rimaste ferite, quattro delle quali in condizioni gravi, dopo un attacco con droni che ha colpito la zona di Sitra, circa cinque chilometri a sud della capitale Manama. Secondo il National Communication Centre del regno, i velivoli senza pilota hanno raggiunto aree residenziali situate vicino a infrastrutture energetiche, causando «danni significativi». Tra i feriti figurano anche alcuni minorenni: un neonato di due mesi, due bambini e una ragazza di 17 anni.
Sempre in Bahrain, l’agenzia di stampa statale Bna ha riferito che un altro attacco attribuito all’Iran ha provocato un incendio in una struttura nel villaggio di Maameer. Non risultano vittime e le squadre di emergenza sono intervenute per domare le fiamme.
Segnalazioni di esplosioni arrivano anche dagli Emirati Arabi Uniti, dove forti boati sono stati uditi nella capitale Abu Dhabi. Il ministero della Difesa ha spiegato che i sistemi di difesa aerea sono entrati in azione per intercettare missili e droni lanciati dall’Iran. Le autorità precisano che i rumori avvertiti in diverse zone del Paese sarebbero legati proprio alle operazioni di intercettazione dei missili balistici e agli interventi dei caccia impegnati a neutralizzare droni e altre munizioni.




