Chiamarlo decreto sicurezza non basta a renderlo efficace. Per l’Associazione nazionale magistrati è l’ennesima risposta sbagliata: una strategia miope che non risolve i problemi ma li ingrossa.

A dirlo è il presidente Giuseppe Tango, dal Comitato direttivo centrale riunito a Roma, come riporta l’Ansa. La sua riflessione è chiara: il governo, di fronte a ogni emergenza e a ogni fatto di cronaca, inventa un nuovo reato o alza le pene. Un meccanismo che non scalfisce il disagio sociale, ma che produce due effetti certi: tribunali ancora più intasati e carceri sempre più in affanno.

Tango non minimizza i fatti: condanna vandalismi e violenze, esprime solidarietà ai poliziotti feriti. Ma invita a cambiare prospettiva: invece di inseguire l’emergenza con norme simbolo, bisogna chiedersi perché certi fenomeni accadono, soprattutto quando riguardano i giovanissimi.

Una critica che era già arrivata dalle Camere Penali. Il presidente Francesco Petrelli aveva definito il pacchetto sicurezza la prova dell’inutilità di alzare continuamente la soglia penale, risolvendo solo col carcere la devianza minorile.

Poi c’è il capitolo economico, che infiamma lo scontro con l’esecutivo. Tango smentisce la cifra che circola da giorni sui 100mila euro di arretrati per i magistrati: “Siamo lontani da quei numeri, anche con il coefficiente portato dal 6 al 12%”. E punta il dito contro Palazzo Chigi: nonostante una sentenza subito esecutiva, lo Stato non ha pagato, costringendo l’Anm ad andare dal giudice per ottenerne l’esecuzione.