Le aspettative del numero uno federale

Angelo Binaghi, 65 anni, è da 25 il presidente della Federtennis, ma il tennis scorre nel suo sangue: figlio d’arte, con il padre fondatore del Tennis Club Cagliari e parenti tennisti di seconda categoria.

Da giocatore, Binaghi ha vinto due volte il campionato italiano nel doppio misto, conquistando anche un argento alle Universiadi. «Giocavo meglio in doppio che in singolare, dove pagavo lo scotto dello studio», racconta, ricordando la sua carriera universitaria: «La mia vera classifica era quella dei “tennisti intelligenti”, che si incontravano ogni anno ai campionati universitari. Lì vincevo sempre: 6 titoli in singolare e 6 in doppio».

Non ha mai desiderato diventare professionista: «No, ma aggiungo per fortuna, perché altrimenti non mi sarei laureato in ingegneria e non sarei diventato presidente della Federtennis».

La famiglia mantiene viva la tradizione tennistica: il figlio Roberto ha 26 anni, ha giocato in seconda categoria e si è laureato in Economia negli Stati Uniti, mentre la moglie Cristiana è biologa e «scarsissima tennista».

Oggi l’Italia è al vertice del tennis mondiale, con il Ranking Itf al numero uno. Binaghi sottolinea che il merito è collettivo: «Vale tutto. Questa congiuntura favorevole è frutto di una crescita costante, sana, pluriventennale. In questo percorso si è inserito un fenomeno. La ricerca di performance assoluta di Sinner si sviluppa in modo indipendente da quella della Federazione, ma con la stessa voglia di vincere e di lavorare».

Binaghi evidenzia il lavoro della Federtennis negli ultimi 25 anni, dai sistemi di supporto alle società sportive all’organizzazione di grandi eventi: «Stavamo perdendo gli Internazionali d’Italia, mentre adesso Atp, Wta e Itf ci cercano perché siamo diventati i migliori organizzatori di tornei. Ci hanno dato Finals e Davis. Le basi le abbiamo poste quando Sinner non era nato».

Il sogno del presidente è portare uno Slam in Italia: «A Roma tutta la vita. Uno Slam sarà possibile quando il governo investirà nelle potenzialità del tennis. Basta guardare l’impatto economico sul territorio degli Internazionali: lo scorso anno è stato di 895 milioni di euro, quest’anno dovrebbe arrivare a un miliardo».

Sul tennis come sport popolare, Binaghi precisa: «La pratica di base costa come quella del calcio. Le nostre quote federali non aumentano da 10 anni. E per la prima volta quest’anno più di 2.000 delle nostre società sportive hanno pagato zero quote federali, perché virtuose». Grazie a questo sistema piramidale, «Sinner, Paolini e Musetti sono figli di un cuoco, di un barista e di un marmista».

Quando gli viene chiesto il tennista che più lo ha emozionato, Binaghi non ha dubbi: «La Schiavone che vince il Roland Garros. Era impossibile che accadesse». E riguardo a Nicola Pietrangeli, aggiunge: «Ma c’ero io, da Pietrangeli, a rappresentare il tennis italiano, e quindi anche Sinner, Berrettini e le generazioni che non hanno avuto il tempo per conoscere a fondo Nicola e coglierne appieno i valori».