Alfonso D’Apice e quella cosa che il successo non può comprare

Ci sono storie che iniziano quando si accendono le telecamere. La sua, invece, sembra essere iniziata molto prima. Oggi Alfonso D’Apice è un volto che il pubblico riconosce. Ma prima di diventare un nome televisivo, è stato un ragazzo costretto a fare i conti con una realtà molto meno glamour: quella dei sacrifici, delle responsabilità e dei sogni messi momentaneamente da parte. La parte più interessante della sua storia, però, non è arrivare alla televisione. È capire da dove è dovuto partire per arrivarci.

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In un racconto affidato ai social, Alfonso ha aperto una finestra su un passato fatto di difficoltà economiche e lavoro. Ha raccontato di aver iniziato a lavorare mentre sua madre arrivava a fare tre lavori. E, soprattutto, ha parlato del calcio: quel sogno che a un certo punto ha dovuto lasciare perché la vita aveva deciso di presentargli un conto più urgente. È una di quelle situazioni in cui non scegli davvero di diventare adulto. Ci diventi perché non hai alternative. Alfonso ha scritto: “Dal 2012 la nostra vita è cambiata, abbiamo dovuto affrontare tante difficoltà soprattutto economiche. Io ho cominciato a lavorare, mamma faceva 3 lavori. Ho dovuto lasciare il calcio, il mio sogno, perché ero obbligato a vivere nella realtà, Per un periodo lavoravo dalle 8 del mattino alle 3 di notte (guadagnando poco e avendo tantissime responsabilità). E nonostante ho subito tante umiliazioni sono orgoglioso di averle superate con forza, perché mi hanno reso quello che sono oggi, e con la capacità di portare tante cose e tante famiglie avanti… il mio obbiettivo e di riuscire a far stare sempre meglio tutte le persone che collaborano con me. E dopo tanti anni posso sedermi a tavola con mia mamma quando voglio”.