Addio a Tinto Brass. Il regista dell’erotico italiano si è spento a 93 anni. A dare la notizia all’ANSA sono stati la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass. Il funerale, per volontà della famiglia, si terrà in forma strettamente privata.

Giovanni Brass, milanese di origine, aveva ereditato il nome dallo zio, il pittore veneziano Italico Brass, soprannominato Tintoretto, poi diventato Tinto. A 17 anni, come aveva raccontato in un’intervista a Raffaele Panizza, era stato allontanato dal padre, definito “gerarca”, senza sentirsi mai capito dalla madre. Anticonformista fin da ragazzo, ha attraversato sessant’anni di cinema di avanguardia puntando sull’eros come forma espressiva della libertà.

Allievo di Rossellini, studente alla Cinémathèque Française di Parigi, influenzato dalla Nouvelle Vague, Brass esordisce negli anni ’60 con un cinema sperimentale e politico (Chi lavora è perduto, L’urlo, La vacanza, Dropout). Poi la svolta che lo renderà celebre in tutto il mondo: l’erotismo. Non come trasgressione fine a se stessa, ma come gesto politico, estetico, anti-perbenista. La chiave (1983) con Stefania Sandrelli, Miranda (1985), Capriccio (1987), Paprika (1991), Così fan tutte (1992), Monella (1998) fino allo scandalo internazionale di Caligola (1979), sono film che hanno aperto dibattiti.

Amava le donne, le curve, la libertà del corpo, e lo rivendicava in una frase: “L’erotismo è cultura, è filosofia. Per noi invece è peccato, è il sospetto, è il complesso della parrocchia che non ci scrolliamo di dosso”.

Nel 2010 era stato colpito da una grave emorragia cerebrale. Da allora viveva ritirato nella sua casa di Isola Farnese, a nord-ovest di Roma.

L’ultimo riconoscimento pubblico è arrivato appena due mesi fa: alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dove gli era stato dedicato il film di pre-apertura con il restauro di Col cuore in gola e gli era stato consegnato il Premio Pietro Bianchi dei Giornalisti Cinematografici Italiani.

Con lui se ne va l’ultimo grande provocatore libero del cinema italiano, che ha trasformato il desiderio in linguaggio cinematografico.