Nel 2016 era un disco. Nel 2026 un cantiere che diventa Casa. In mezzo corrono dieci anni di carriera messi oggi al servizio dei giovani.
Quando Achille Lauro pubblicava l’album ‘Ragazzi Madre’ aveva 26 anni e raccontava quello che conosceva: i figli cresciuti senza una rete, con una madre come unico pilastro, nelle periferie dove la fragilità non fa notizia finché non diventa cronaca.
Il 5 ottobre, nella Sala Sironi di Palazzo dell’Informazione a Milano, quel titolo ha smesso di essere musica ed è diventato architettura. Lauro ha presentato “Casa Ragazzi Madre”, il primo atto concreto della Fondazione Madre, da lui creata nel 2025 insieme ad Andrea Marchiori. Non un centro freddo, non un istituto. Una casa vera, come l’hanno definita loro alla presentazione ufficiale, a Zagarolo alle porte di Roma con apertura prevista per settembre 2027 e un cantiere già partito.
Destinatari: adolescenti e giovani tra gli 11 e i 21 anni che convivono con dipendenze, disturbi del comportamento alimentare, ritiro sociale, fragilità psichiatrica. Ragazzi che oggi il sistema intercetta troppo tardi.
La gestione non sarà affidata a volti noti, ma a chi questo lavoro lo fa da una vita: la Cooperativa Manser, con un’equipe di psicologi, psichiatri, educatori e operatori sociosanitari, guidata da don Giovanni Carpentieri e Giovanni Giraudo.
Il punto non è la beneficenza. Il punto è la coerenza. Lauro ha detto una frase semplice per commentare il progetto: “Esistono realtà che troppo spesso rimangono invisibili”. E poi: “Questa casa accoglierà ragazzi che hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa”.
In un momento storico in cui tutti parlano di disagio giovanile, lui è uno dei pochi che sta investendo i suoi soldi e il suo nome per costruire un luogo dove quel disagio venga curato prima che esploda.
Dieci anni fa cantava i ragazzi madre. Oggi gli costruisce una casa. Non per farsi pubblicità. Ma perché, come ha ammesso lui stesso, viene da lì. E sa cosa vuol dire non avere nessuno che creda in un giovane.




