In un momento storico in cui l’intelligenza artificiale sembra poter creare qualsiasi immagine in pochi secondi, Prada sceglie una strada decisamente diversa. Per la campagna Holiday 2026, la maison milanese mette da parte la perfezione digitale e riscopre il fascino dell’animazione tradizionale, affidandosi a matite, illustrazioni e artisti capaci di trasformare un semplice disegno in un piccolo mondo da favola.
Il risultato si chiama Drawing Prada, Animated by Hand ed è molto più di una tradizionale campagna pubblicitaria. È un viaggio nell’immaginario dei cartoni animati di una volta, tra boschi innevati, animali curiosi e personaggi reali che si ritrovano improvvisamente immersi in scenari fantastici.
Una scelta che potrebbe sembrare fuori dal tempo, ma che proprio per questo riesce a distinguersi.
La nuova campagna Prada costruisce un universo nel quale fotografia e animazione convivono senza soluzione di continuità. I protagonisti, appartenenti a una nuova generazione di talenti internazionali, si muovono all’interno di ambientazioni illustrate a mano, incontrando creature immaginarie e piccoli animali che sembrano usciti direttamente dai classici dell’animazione.
Tra i volti coinvolti troviamo Maya Hawke, Sadie Sink, Chen Haoyu, Luther Ford e Kelvin Harrison Jr. A fotografarli è Glen Luchford, mentre la direzione creativa della campagna è affidata a Ferdinando Verderi.
L’atmosfera richiama inevitabilmente alcune delle fiabe cinematografiche più amate. I paesaggi invernali ricordano le grandi storie Disney, mentre i topolini alle prese con scarpe e accessori sembrano piccoli aiutanti usciti da una versione contemporanea di Cenerentola.
Ci sono anche creature buffe, animali del bosco e situazioni surreali che trasformano gli oggetti della maison in protagonisti di una narrazione fantastica.
La moda, in questo caso, non viene semplicemente mostrata: diventa parte di una storia.
Il cuore del progetto è rappresentato dal lavoro di John Pomeroy, storico animatore che ha contribuito alla realizzazione di numerose produzioni cinematografiche, tra cui Pocahontas, Fantasia 2000 e Winnie the Pooh e Tigro.
È proprio lui a guidare il gruppo di artisti che ha dato forma alle illustrazioni della campagna, recuperando una tecnica che appartiene a una stagione importante della storia del cinema d’animazione.
Prima dell’avvento della computer grafica, ogni movimento richiedeva un lavoro estremamente accurato. I disegni venivano realizzati singolarmente, colorati e successivamente assemblati per creare l’illusione del movimento. Un procedimento lungo, paziente e profondamente legato alla sensibilità di chi teneva la matita tra le mani.
Prada ha deciso di recuperare proprio questo approccio, affidando a un gruppo di professionisti esperti la realizzazione di un progetto che mette al centro il valore del lavoro artigianale.
Non è soltanto una scelta estetica, ma una precisa dichiarazione d’intenti: dimostrare che la creatività umana conserva una forza espressiva che nessuna scorciatoia tecnologica può sostituire completamente.
C’è un aspetto particolarmente interessante dietro questa campagna. Mentre il mondo della comunicazione sperimenta continuamente nuovi strumenti digitali e l’intelligenza artificiale modifica il modo in cui vengono prodotte le immagini, Prada decide di recuperare un linguaggio apparentemente appartenente al passato.
Il disegno manuale richiede tempo, esperienza e una sensibilità particolare. Ogni linea porta con sé il gesto di chi l’ha realizzata, ogni personaggio possiede una propria personalità e ogni scena conserva qualcosa di irripetibile.
È proprio questa dimensione umana a rendere Drawing Prada così interessante.
La campagna non cerca la perfezione assoluta delle immagini generate al computer. Al contrario, valorizza la consistenza del tratto, la delicatezza dei colori e quella particolare atmosfera che soltanto l’animazione tradizionale riesce a trasmettere.
In un panorama visivo sempre più affollato, Prada sceglie quindi di rallentare. E lo fa attraverso una tecnica che richiede pazienza, precisione e soprattutto immaginazione.
Dietro il progetto ci sono i direttori creativi Miuccia Prada e Raf Simons, che continuano a esplorare modalità narrative differenti per raccontare l’identità della maison.
Negli ultimi anni Prada ha spesso dimostrato di considerare la comunicazione un terreno di sperimentazione culturale, andando oltre la semplice presentazione di una collezione.
Con Drawing Prada questa ricerca assume una forma particolarmente evocativa. La fotografia di Glen Luchford si intreccia con gli ambienti disegnati, mentre luci e prospettive vengono studiate per rendere credibile l’incontro tra persone reali e creature animate.
Il risultato è un equilibrio visivo che permette agli abiti e agli accessori di inserirsi naturalmente all’interno della narrazione.
Anche i dettagli contribuiscono a costruire questo immaginario: piccoli animali incuriositi dalle borse, topolini che giocano con le calzature e paesaggi invernali che sembrano usciti da un libro illustrato.
Ogni elemento diventa parte di una favola contemporanea nella quale il prodotto non è l’unico protagonista.
La forza di Drawing Prada, Animated by Hand sta soprattutto nella sua capacità di parlare a generazioni differenti.
Chi è cresciuto guardando i grandi classici dell’animazione riconoscerà immediatamente quelle atmosfere familiari, mentre un pubblico più giovane potrà scoprire un modo completamente diverso di costruire immagini e raccontare storie.
La nostalgia, però, non è il vero obiettivo della campagna. Prada non vuole semplicemente riportare in vita un’estetica del passato, ma dimostrare quanto quella tradizione possa ancora essere attuale.
Il progetto invita a riflettere sul valore del processo creativo in un’epoca nella quale tutto sembra dover essere immediato. Ricorda che dietro un’immagine possono esserci ore di lavoro, tentativi, intuizioni e competenze che si tramandano attraverso le generazioni.
Ed è forse proprio questo il messaggio più interessante dell’intera operazione.
In un mondo che corre verso il futuro, Prada riscopre il piacere di tornare alla carta e alla matita. Una scelta apparentemente anacronistica che si trasforma in una delle dichiarazioni creative più interessanti della stagione.
Perché la vera innovazione, a volte, non consiste nell’inventare qualcosa di completamente nuovo, ma nel riscoprire il valore di ciò che rischiavamo di dimenticare.




