È stata ospite anche di Che Tempo Che Fa

Charlotte Casiraghi è impegnata in questi giorni con la promozione del suo libro, “La Crepa”. Ieri sera, 25 ottobre, è stata ospite di Che Tempo che Fa da Fabio Fazio, poi oggi si è raccontata a Corriere della Sera.

La fragilità come parte dell’identità, non come un ostacolo da superare a ogni costo. È il filo conduttore di La crepa, il libro di Charlotte Casiraghi, che attraverso filosofia e letteratura racconta se stessa senza ricorrere alla confessione autobiografica. Nipote di Grace Kelly e figlia di Carolina di Monaco, Casiraghi conosce la distanza tra l’immagine pubblica e la realtà personale. Da adolescente, quando il dolore diventava difficile da gestire, scriveva lettere al padre Stefano Casiraghi, morto quando lei aveva quattro anni. La letteratura le ha permesso di sentirsi meno sola, riconoscendo negli autori amati, da Baudelaire a Pavese, esperienze e sensibilità condivise.

Da qui nasce anche la sua critica all’imperativo della resilienza: «Non mi piace il suo abuso», spiega, perché la richiesta di trasformare ogni difficoltà in un’occasione di crescita rischia di colpevolizzare chi non riesce a superare il dolore. «Certi traumi, certe violenze, non si superano». Una riflessione che si lega alla pressione sociale sull’immagine e sulla performance, particolarmente forte tra gli adolescenti, chiamati troppo presto a decidere chi diventare e a dimostrare il proprio successo.

Casiraghi ha sperimentato un rapporto diverso con la fragilità anche attraverso l’equitazione, dove più della prestazione conta la fiducia con l’animale. Lo stesso legame tra corpo ed emozioni è al centro degli incontri di filosofia e letteratura che tiene con ragazze ricoverate per anoressia. Tra le figure che la ispirano c’è infine il navigatore Bernard Moitessier, che nel 1969 rinunciò a concludere il giro del mondo e a conquistare il record. Una scelta che racchiude il senso della sua riflessione: non tutto deve necessariamente tradursi in un traguardo, e lasciare aperta una strada può essere un modo per preservare la propria libertà.