Viva la Pennicanza! Il format di Rairadio2 che tanto piace, non è semplicemente un programma radiofonico, ma un genere a sé. Mentre tutte le altre radio trasmettono playlist, Rosario Fiorello e Fabrizio Biggio accendono le telecamere di via Asiago e riescono in una cosa che in Italia non fa più nessuno: improvvisano davvero rilanciando il varietà in modo destrutturato.

Fiorello ha preso la forma canonica dell’intrattenimento più classico – quello del sabato sera, smoking, scaletta, orchestra – e lo ha smontato insieme a Fabrizio Biggio. L’ha portato alle 13.45 del pomeriggio su Radio2, poi in 10 minuti dopo il TG1 davanti allo studio Pippo Baudo, ed ancora in tv sul 202, poi su RaiPlay. Ha trasformato il corridoio di un telegiornale nel palcoscenico più ambito d’Italia. Domenica sera, subito dopo il TG1, ha fatto il 26,3% di share con un monologo su Campo Largo, Salis e Ranucci. Nessun altro può occupare lo spazio di Bruno Vespa e farlo sembrare normale.

Quest’anno la sigla della Pennicanza gliel’ha regalata Mina. Non una cantante. MINA. Che non concede nulla a nessuno da 40 anni, ma a Fiorello manda un provino cantato da lei. Perché’artista è l’unico che non le chiede di essere la grande ed iconica Mina. Le chiede di giocare. Ed è quello che fa con tutti: Annalisa che canta “Diamante” con lui, Gigi D’Alessio travestito da operaio con l’elmetto giallo che finge di montare lo studio, Laura Chimenti del TG1 che diventa spalla comica. Non usa i colleghi artisti e i vari personaggi. Li coinvolge.
E qui arriviamo al punto: perché Fiorello può dire tutto senza che nessuno si offenda?

Perché non ha mai un bersaglio diretto; anzi, rende se stesso, ironicamente, bersaglio che si espone.

Quando dice “Ci vuole qualcuno che vi guidi. C’è una Salis… attenzione che di Salis ce ne sono due, prendete quella che paga l’affitto”, non sta facendo semplicemente satira contro una persona specifica. Sta facendo la caricatura del consigliere improvvisato. Ride della politica, ma prima ancora ride di chi, come lui, pretende di dare consigli alla politica.

Quando prende in giro il Sud, il Nord, la Rai, Sanremo, i Maneskin, Vanacci, Mengoni – lo fa da siciliano che è diventato romano riconosciuto di tutti. Non è schierato. È fuori. E quando sei fuori dal gioco, puoi permetterti di dire quello che gli altri non possono dire.

È la differenza tra satira e sfottò. La satira divide: c’è chi ride e chi si offende. Lo sfottò di Fiorello unisce, perché alla fine lo sfottuto si riconosce e ride con lui. È l’amico di paese che ti dice la verità ridendo. Non puoi offenderti con lui.

“La Pennicanza” – nome geniale, perché è pennica + vacanza, cioè il pisolino che ti meriti – è l’unico posto in Italia dove ancora si fa intrattenimento puro senza algoritmo grazie a due anchorman purissimi. Non deve spaccare, non deve indignare, non deve fare la clip virale. Deve solo farti compagnia dalle 13.45 alle 14.30.

E in un Paese dove tutti devono avere un’opinione su tutto, l’unico che può dire ogni cosa è il solo che non ha bisogno di avere proselitismo. Ha bisogno solo di  intrattenere, magari sollecitando un’ arguta riflessione. E sempre a modo suo.

Per questo è un unicum narrativo. Non c’è un altro Fiorello. E non ci sarà un’altra Pennicanza.

Foto @rairadiodue @rosariofiorello