Il campo largo prova a diventare davvero tale. Lo fa salendo sul palco della festa de Il Manifesto, a Roma.  Alla fine Schlein e Conte si sono abbracciati. Ed è la notizia. Perché a Roma, con Bonelli, Fratoianni e Magi, il centrosinistra ha offerto qualcosa di più di una foto di gruppo. Ha puntato a una data. Due settimane per scrivere un programma comune. Lo dice Conte, lo conferma Schlein che accetta la sfida: anche una notte intera chiusi in una stanza per il confronto, pur di uscirne uniti.

Resta il macigno dell’Ucraina. Da una parte Pd e +Europa per le armi a Kiev, dall’altra M5s e Avs contro. Posizioni inconciliabili che però, per una volta, non hanno fatto saltare il tavolo.

Il vero nodo però è un altro: chi guida. Sulle primarie è muro contro muro. Avs non le vuole, Magi le scanserebbe, il Pd le accetta se servono, Conte le vuole ma “non divisive”. Dietro c’è la proposta di Conte, rispolverata a Roma: facciamo entrambi un passo indietro e scegliamo un terzo nome. Schlein dice no, e lo dice con un attacco frontale all’establishment: “Dal giorno in cui sono stata eletta provano a farmi fuori per imporre un leader più rassicurante, da larghe intese. Mai più”.

È questo il punto. Il campo largo non litiga più solo sui contenuti, litiga sull’identità. Vuole essere alternativo o vuole rassicurare?

Conte, forse per la prima volta, abbassa i toni sul suo ruolo: “Ho fatto due volte il premier, la terza non mi aggiunge nulla”.

Dalla foto al programma il passo è breve. Dalla foto alla leadership, lunghissimo. Schlein intanto sottolinea: Elly Schlein sul Campo largo: “Saremo e siamo in condizione di trovare un accordo. Mai più divisi per far vincere le destre”.