È tornato in televisione ieri sera, 29 settembre, a DiMartedì su La7, ospite di Giovanni Floris. Alessandro Di Battista, come aveva promesso, ha scelto di raccontare in prima persona, cosa è accaduto dal 28 agosto, giorno del malore a Cuba.

“Ogni giorno mi riprendo degli spazi di libertà”, ha esordito. Poi la ricostruzione, lucida e senza retorica che in vero, si era già intuita.

Mentre si trovava sull’isola, ha iniziato a sentirsi male. La causa: un edema cerebrale. Gli accertamenti hanno rivelato la presenza di una massa tumorale. I medici cubani – ha sottolineato – hanno indovinato subito la terapia farmacologica per ridurre l’edema, rendendo possibile l’intervento chirurgico. Intervento che è avvenuto proprio a L’Avana e durante il quale, ha spiegato, gli è stato asportato “quasi tutto il tumore”.

Un’operazione che lo stesso Policlinico Gemelli di Roma, dove Di Battista è stato ricoverato una volta rientrato in Italia grazie a un volo, ha definito di altissimo livello, nonostante la mancanza di acqua portatagli da cittadini. Il suo era diventato un caso mediatico di dominio pubblico, racconta Di Battista, tanto che addirittura si faceva a gara per operarlo e dimostrare politicamente tra Trump e Cuba, chi potesse avere la meglio.

“Adesso farò le cure sperando che funzionino”, ha detto. “Faccio parte di quel club di cittadini italiani che dicono ‘perché proprio a me'”.

Poi la riflessione più forte, quella che ha colpito tutti: “Questa peste del XXI secolo ha un pregio: è democratica. Io non sono uno di quelli che dice ce la farò, io devo fare le cure e avere un atteggiamento positivo. Quelli che non devono mollare sono i dottori e non molleranno ne sono certo”.

Nessun vittimismo, nessun eroismo. Solo la consapevolezza di un paziente che si affida alla medicina. Di Battista ha anche voluto chiudere le polemiche che avevano accompagnato il suo rientro in Italia, con le critiche sull’utilizzo di un volo di Stato: “Il governo e la premier Meloni si sono comportati bene con me, Meloni mi ha chiamato e mi ha detto di non badare alle polemiche”.

Ha raccontato di stare “abbastanza bene, alcuni giorni meglio di altri” e ha chiuso con un’immagine semplice, umana: “Oggi sono andato al mare e ho mangiato una bella frittura”.

Inizia ora per lui il percorso delle terapie, ma Dibba non molla neppure il racconto su Cuba. Anzi, fornisce notizie sulla mancanza di energia elettrica – necessaria anche negli ospedali – collegandola alle mire di Trump, di cui parla in diretta tv su La7.