C’è un filo che lega Andrea de “Il ragazzo dai pantaloni rosa’ e Carlo Acutis de “Il mio nome è Carlo”. Due ragazzi di 15 anni, due vite spezzate, due storie che l’Italia ha conosciuto troppo tardi. E a unirle, sul grande e piccolo schermo, c’è lo stesso volto: quello di Samuele Carrino.
Gallipolino, classe 2009, 17 anni appena, Carrino è già quello che nel cinema si definisce un “vecchio giovane”. Ha iniziato da bambino con Giacomo Campiotti in Liberi di scegliere, ma il grande pubblico lo ha scoperto come Andrea Spezzacatena ne Il ragazzo dai pantaloni rosa: il film sul bullismo e sul cyberbullismo diventato caso nazionale, che gli è valso Ciak d’Oro e Premio Nuovo Imaie ai Nastri d’Argento. Un ruolo che ha poi riportato anche a teatro, al Sistina, cantando.
Ora la seconda prova intensa ed apprezzatissima: Carlo Acutis ne Il mio nome è Carlo, il film evento di Canale 5 diretto di nuovo da Campiotti, andato in onda il 27 settembre con oltre 4,2 milioni di spettatori. Lui è il Carlo dei 15 anni, quello degli ultimi giorni, quello che la madre Antonia Salzano – interpretata da Lucia Mascino – ha detto di aver rivisto in lui.
Il valore di Carrino sta proprio qui. A un’età in cui molti attori cercano la popolarità, a lui vengono affidate storie che non concedono leggerezza. Interpretare Andrea significava farsi carico del dolore di un’intera generazione che conosce il peso di un commento sui social. Interpretare Carlo Acutis, proclamato Santo nel 2025, significava invece togliere la divisa della santità e restituire il ritratto di un ragazzino normale: jeans, sneakers, passione per l’informatica, per il calcio, per gli ultimi.
Carrino lo fa con una dote rara per un attore così giovane: non restituisce il simbolo, restituisce il ragazzo. Non cerca l’applauso, cerca il rispetto. Come ha detto lui stesso: “La responsabilità si era già fatta sentire con Il ragazzo dai pantaloni rosa. Forse in questo caso ancora di più, trattandosi di un santo”.
Originario di Gallipoli, con la valigia sempre pronta tra Lecce e Roma, batterista e pianista, ex campione italiano di break dance, Samuele dimostra che il talento del Sud quando è autentico non ha bisogno di urlare. Ha bisogno di storie intense per rivelarsi. E il cinema italiano, quello che ha valore civile perché informa e forma, finalmente, ha capito a chi affidarle.




