Ha scritto un libro per la madre
Myrta Merlino. giornalista tv ha da poco scritto un libro o dedicato a sua madre, Annamaria Palermo, sinologa maoista venuta a mancare nel 2017, intitolato nel “La bambina del miracolo. Storia della mia mamma geniale”. A Corriere della Sera ne ha parlato in una lunga intervista, toccando vari temi.
Suo padre, il francesista napoletano Giuseppe Merlino, ha già letto il libro. All’inizio l’aveva avvertita: «Ricordati che io, a differenza di tua madre, sono un uomo molto riservato». Poi, però, l’ha sorpresa: «A parte una piccola cosa, me l’ha fatto pubblicare come era scritto».
Il capitolo che più la impensieriva era quello americano, il più doloroso. Merlino era restia a raccontare la storia della madre, Annamaria Palermo, sinologa maoista scomparsa nel 2017, anche perché lei aveva l’abitudine di trasformare la propria vita in un racconto, rendendo difficile distinguere realtà e fantasia. «Le chiedevo: mamma, ma è successo davvero così? E lei: ma che t’importa, è bello, no?».
A convincerla è stata Elisabetta Sgarbi, che da tempo le chiedeva di scrivere il libro. La svolta è arrivata l’anno scorso, quando si è presentata a Roma con un paio di occhiali dalla montatura rossa, come i suoi, e il contratto da firmare. «A quel punto non avevo più scuse».
È nato così La bambina del miracolo. Storia della mia mamma geniale, in libreria dal 29 settembre per La nave di Teseo, memoir dedicato a una madre fuori dall’ordinario e al rapporto, complicato e indissolubile, con una figlia che per tutta la vita ha cercato di costruirsi lontano da lei. Di Annamaria, Merlino ha ereditato gli occhi fiammeggianti, la voce tonante e soprattutto quell’irruenza capace di travolgere con aneddoti, ricordi e passioni.
Annamaria Palermo era una donna capace di tenere testa persino a Oriana Fallaci. Quando era direttrice dell’Istituto italiano di Cultura in Cina, la invitò a Pechino. Durante un evento, Fallaci precisò di essere una scrittrice dopo essere stata presentata come una grande giornalista. La risposta della madre di Merlino fu fulminante: «Se mi lasci finire, Oriana, scoprirai che c’è una virgola. E dopo quella virgola, c’è scrittrice».
Quel carattere, racconta Merlino, le ha lasciato anche la capacità di rapportarsi senza soggezione con persone straordinarie, da Giorgio Napolitano a Liliana Segre. «Ho la tendenza a non avere mai soggezione degli altri».
La madre attraversa nel libro mondi ed epoche lontanissime: da Ungaretti alla Parigi del ’68, fino alla Cina e a New York. Fu proprio il soggiorno americano, iniziato nel 1979, a segnare una frattura tra madre e figlia. Nel 1981, a dodici anni, Merlino la raggiunse e una sera, alla Danceteria, si sentì sola e indifesa. Un uomo molto alto la prese per mano e iniziò a rivolgerle attenzioni che non gradiva. Cercò l’intervento della madre, ma si sentì dire: «Ma divertiti, balla, che ti frega».
Forse anche per questo, diventata adulta, Merlino ha scelto di anteporre i figli alle opportunità professionali. Quando Giovanni Minoli le propose di partire per seguire le elezioni Gore-Bush, rifiutò: «Io ho sempre anteposto i miei figli alle opportunità professionali».
Eppure, nella sua maternità e nelle sue scelte, riconosce molto della madre. Quando i suoi gemelli avevano un anno, si trasferì da Napoli a Roma per lavorare con Minoli, nonostante le critiche della famiglia dell’ex marito. Anni dopo, alla laurea del figlio Pietro, arrivò la conferma: «Mi ha detto che avevo fatto la cosa giusta».
Il rapporto con Annamaria non si è interrotto nemmeno dopo la sua morte. Merlino racconta di continuare a scriverle messaggi e a mandarle fotografie: «Sento che lei c’è ancora». Anche Marco Tardelli, suo compagno, è entrato nella sua vita proprio quando la madre si è ammalata. Al funerale di Annamaria venne suonata Just Like a Woman di Bob Dylan, una sua richiesta.
Alla fine, dopo una vita trascorsa anche nel tentativo di prendere le distanze da quella madre ingombrante, Merlino arriva alla consapevolezza più intima. Se potesse rivederla, le direbbe: «Mamma, ho scoperto che più cercavo di allontanarmi da te, più mi crescevi dentro, dove sei sempre stata».




