Indimenticabile Giorgia in concerto il 21 settembre alla Reggia di Caserta. L’artista regala al pubblico di “Un’estate da BelvedeRe” momenti di musica purissima.
Sotto le stelle di Piazza Carlo III di Borbone, ha dimostrato cosa significhi avere una voce che non ha bisogno di effetti perché è già di per sé speciale. L’imponente Reggia alle spalle di un pubblico estasiato, è sembrata più piccola davanti alla magnificenza del suo inimitabile talento.
La voce di Giorgia, in concerto a Caserta, è risultata vibrante, viva. Si tratta di stile allo stato puro. Un vibrato naturale che non trema, che si posa sulla nota e la fa brillare. Bassi scuri, vellutati, dove senti l’eco di Aretha e Whitney, poi improvvise impennate cristalline che non graffiano mai. Giorgia non sale, si eleva e lo fa anche nel panorama della musica italiana.
Con i suoi undici musicisti – Sonny T., Mike Scott, Mylious Johnson e una band che è un’orchestra di precisione e anima – ha trasformato Un’Estate da Belvedere, la rassegna di Massimo Vecchione, in una festa colma di note. “G Last Call” non è risultato un concerto di fine tour. È stato un rito di restituzione d’amore per il suo pubblico.
Così Caserta non è stata solo una tappa nella road map dell’arrista. L’ha detto lei stessa, con gli occhi lucidi: “Ho origini campane, ogni volta che vengo qui ritrovo un pezzetto di casa”. E si è sentito. Quando ha detto “Stasera siamo tutti uniti attraverso una canzone”, non ha pronunciato una frase fatta. In una serata di fine estate Giorgia ha lasciato accadere una magia che scocca di rado: per una notte, la musica ha cucito ogni strappo.
La cantante ha chiuso un cerchio con il cuore che si scaldava un po’ di più davanti alla bellezza della Reggia di Caserta.
Passaggi di registro praticamente invisibili, melismi puliti, vibrato naturale e mai forzato, sono la cifra significativa di una vera stella della musica. Giorgia può fare un virtuosismo alla Mariah Carey su “Come saprei” e un secondo dopo cantare sottovoce una ballata senza mai sembrare che stia facendo un esercizio di eccezionale tecnicismo.
Lei non è una che canta bene e basta. Ha soul, nel senso vero del termine. Stende la nota, la colora, la ritarda. Ascolta “Di sole e d’azzurro”, “Gocce di memoria”, “Quando una stella muore” e ti accorgi che non è mai solo intonata; è sempre dentro la canzone. Perché Giorgia è una delle poche cantanti che in Italia può permettersi di fare black music senza risultare una copia delle icone originali.




