In onda questa sera

È Federica Pellegrini la protagonista della nuova puntata di “Stories”, il ciclo di interviste di Sky TG24. Ospite del vicedirettore Omar Schillaci, nella puntata “Federica Pellegrini – Il mio stile libero”, la campionessa olimpica ripercorre carriera, adolescenza, fragilità e vita privata. L’intervista andrà in onda lunedì 21 settembre alle 21 su Sky TG24, sabato 26 settembre alle 12.30 su Sky Arte e sarà disponibile on demand.

Al centro del racconto anche “Physical Italia: da 100 a 1”, il nuovo show Netflix che mette alla prova cento atleti di discipline e fisicità diverse. Pellegrini racconta la particolarità del format, dove nulla è prevedibile: «La cosa più bella è che nessuno di noi sa a cosa va incontro: ci mettono tutti in uno stanzone, ci dicono che abbiamo 20 minuti per scaldarci, poi ci portano in un altro stanzone dove è pronta la scenografia e ci spiegano il gioco». Una modalità lontana dalla preparazione meticolosa alla quale è sempre stata abituata: «Per un’atleta come me la preparazione pre-gara è qualcosa sul quale sono molto pronta. Invece così, cotto e mangiato…».

Il racconto parte dall’infanzia e dalla casa Pellegrini, dove era «una bambina solare, molto decisa, molto responsabile». Poi il liceo, i doppi allenamenti e la prima Olimpiade a soli 16 anni: «Cercavo sempre di essere la persona più normale possibile, ma quello che avevo fatto alle Olimpiadi arrivava prima di me. Da nuotatrice forte sono diventata il baby boom di un’Italia sportiva che cresceva, più un’artista pop che un’atleta: per me non è stato un momento facile da gestire».

Un periodo ancora più delicato arriva con il trasferimento a Milano e i cambiamenti dell’adolescenza, accompagnati da disturbi alimentari: «I cambiamenti fisici di quel periodo hanno contribuito ad aggravare dei disturbi alimentari che si sono sviluppati per il non riconoscermi più allo specchio». Alla Federica sedicenne di allora oggi direbbe: «Nella vita il corpo cambierà, cambierà anche in altri momenti, ma sei sempre tu: hai soltanto bisogno di un po’ di tempo».

Tra i tanti titoli conquistati, il ricordo che associa alla felicità più grande non è però un podio: «Il primo pianto di mia figlia Matilde».

Pellegrini ripercorre anche il rapporto con Alberto Castagnetti, il tecnico che considera il suo mentore: «Essere riportata con i piedi per terra e ricominciare ogni volta da zero è stato uno dei più grandi insegnamenti che mi ha dato». E poi quello con Matteo Giunta, oggi marito e allenatore: «Non è scattato subito con Matteo. Il primo approccio è stato assolutamente professionale. Sono stata io la prima a farmi avanti, cosa strana per me: lui ha tenuto il punto a lungo, ma poi ha ceduto».

Un capitolo importante è quello dell’ultima Olimpiade, Tokyo 2020: «Avevo già 32 anni e aver preso il Covid in maniera così intensa è stato il colpo dal quale non sono più riuscita a tirarmi su del tutto». Sul settimo posto nei 200 stile libero è netta: «Non potevo fare niente in più di quello che ho fatto. Quella finale è stata presa con le unghie e con i denti, forse l’anno più difficile della mia carriera».

Parlando del proprio carattere, Pellegrini riconosce di non piacere a tutti: «Di primo acchito sembro antipatica, arrogante: non a tutti piaccio, per fortuna non a tutti dispiaccio». E aggiunge: «Sono soprattutto una persona molto competitiva: in campo gara non faccio sconti a nessuno […] e mi rode tantissimo perdere».

Oggi, fuori dalla piscina, la campionessa si misura con la televisione e soprattutto con la maternità: «Sono una mamma molto presente con le mie figlie». E conserva ancora un piccolo legame con la bambina che è stata. È il suo portafortuna, un orsacchiotto con il salvagente che da ragazzina usava per conservare il cartellino da presentare ai giudici: «Non è mai uscito dalla mia borsa». Perché, spiega, «era un rimanere connessa con la mia parte bambina. Anche se dovevo fare Olimpiadi, non dovevo mai dimenticarmi chi ero stata».

Infine, Pellegrini parla di come viene percepita dagli altri: «In fin dei conti sono una brava ragazza che ha fatto qualcosa di incredibile». Ma resta una sensazione che ancora oggi le fa male: «A volte ho come la sensazione che ci sia un mondo che non vede l’ora che io cada da qualche gradino, da qualche piedistallo». Un piedistallo, sottolinea, conquistato «facendomi anche un bel mazzo».