C’è un messaggio che Matteo Renzi ripete da mesi e che a Parma, dal palco del Festival di Open, ha trasformato in un programma politico: senza di noi non si vince. Un concetto semplice nella sua chiarezza, rivolto a quel campo largo che nelle foto di rito non lo ha mai incluso e che, a suo avviso, senza la componente riformista è destinato a perdere.

Intervistato da Franco Bechis, il leader di Italia Viva ha messo sul tavolo la sua lettura della fase politica. L’unità del centrosinistra non può essere solo estetica. La foto tutti insieme, sorridenti, non basta. Per battere il centrodestra serve intercettare un elettorato che appartenga al centro riformista. E quel pezzo è Italia viva.

Nessuna indicazione sul nome del leader. È una partita che Renzi lascia volutamente aperta. “Chiamiamolo centrosinistra – dice -poi si vedrà chi lo guiderà”. L’importante è capire che senza quella gamba moderata l’intera impalcatura non regge. Un ragionamento che contiene anche una stoccata esplicita a Giuseppe Conte, con cui la distanza resta siderale. “Non sono propriamente il suo grande amico”, riporta l’Ansa.

Per tenere insieme anime così diverse non bastano le alleanze tattiche, servono un progetto credibile e un contratto alla tedesca, solido, vincolante, che parta dal vero nodo del Paese: gli stipendi. Quella che Renzi definisce, non a caso, la madre di tutte le questioni.

Poi la mossa a sorpresa: la proposta di un Election Day a maggio 2027, politiche e amministrative nello stesso giorno. Un appello diretto a Giorgia Meloni, accompagnato da una frecciata velenosa: “Spenga Instagram e si metta a lavorare”.

Ma lo sguardo più interessante di Renzi è rivolto in particolare all’incognita Roberto Vannacci. “Tra me e Vannacci tutto ci divide”. Riconosce però all’ex leghista l’intelligenza di essersi smarcato dal Carroccio e intravede nella sua possibile corsa autonoma il vero pericolo per la premier.

È qui che Renzi affonda il colpo. La domanda che pone a Meloni è tutta europea: puoi davvero presentarti a guidare il semestre di presidenza dell’Unione avendo in casa un alleato che strizza l’occhio ad Alternative für Deutschland? La risposta, secondo lui, è no. E i numeri, in questo ragionamento, contano: quel 5-6% che Vannacci potrebbe raccogliere basterebbe a far scivolare il centrodestra sotto il 42%, una soglia che il centrosinistra potrebbe superare. A patto, però, che dentro ci sia anche Italia Viva.