“Spoiler: sì, è un giorno speciale!”. Così SIAE annuncia su Instagram il riconoscimento più poetico di questa edizione dei BMA26 all’Arena di Verona: a 30 anni dall’uscita di “Se è vero che ci sei”, Biagio Antonacci riceve lo Spartito d’Oro.

Non una targa, uno spartito. Il gesto è tutto: celebrare una canzone che “continua a far parte della nostra musica”, come scrive SIAE stessa.

È il 1996 quando esce Il mucchio. Antonacci si autoproduce, chiama Mel Gaynor, batterista dei Simple Minds, e incide quel brano che poi verrà tradotto in francese e in inglese con Viktor Lazlo. Un brano che non era una hit estiva, era una preghiera laica. “Se è vero che ci sei / non ti nascondere”.

Trent’anni dopo, in quella stessa Arena dove ieri sera è stato premiato, quella domanda è ancora identica. Non ha trovato risposta, ed è per questo che funziona ancora. Nel suo Unplugged 2026, Biagio la canta con lo stesso sorriso emozionato del video del premio.

Lo Spartito d’Oro è il premio giusto. Perché SIAE non premia solo le copie vendute, premia le canzoni che gli italiani hanno ricopiato a mano, cantato a squarciagola, suonato al piano, dedicato quando non sapevano cos’altro dire.

“Se è vero che ci sei” è una di quelle canzoni che ha attraversato tutte queste fasi. E dopo 30 anni, la risposta è nel post di SIAE: sì, è vero che c’è. È ancora qui, con noi. E Antonacci commenta: “Trent’ anni fa, quando ho scritto questa canzone, mai avrei immaginato arrivasse fino a qui”.