ROMA – Accendere una luce sugli orfani di femminicidio, mantenere alta l’attenzione sul dramma della violenza di genere e valorizzare le professionalità e le testimonianze di chi, attraverso il proprio impegno, contribuisce a costruire una cultura della prevenzione e della responsabilità. È questo il significato della IV edizione del Premio Edela, ospitata a Palazzo Wedekind a Roma.
Un appuntamento che rappresenta uno dei momenti più significativi dell’attività dell’Associazione Edela, realtà fondata e presieduta da Roberta Beolchi e nata con una missione precisa: sostenere gli orfani di femminicidio e accompagnare le famiglie affidatarie nel difficile percorso che segue alla perdita della madre.
Roberta Beolchi ha trasformato l’impegno personale e civile in un progetto strutturato di assistenza, sensibilizzazione e sostegno, mantenendo al centro dell’attività dell’associazione una convinzione fondamentale: il femminicidio non si esaurisce con la morte della vittima, ma produce conseguenze profonde e durature nella vita dei figli e di coloro che si prendono cura di loro.
A condurre la cerimonia di consegna dei premi è stato l’avvocato Cataldo Calabretta, docente universitario di diritto dell’informazione, esperto di cronaca nera e giudiziaria e professionista da anni impegnato nel mondo dell’informazione e della divulgazione. Una competenza maturata tra diritto, comunicazione e cronaca che Calabretta mette anche a disposizione dell’Associazione Edela in qualità di componente del Comitato scientifico.
La sua presenza alla conduzione della cerimonia ha rappresentato una testimonianza di un impegno professionale rivolto a promuovere una corretta informazione sui fenomeni della violenza di genere e sulle conseguenze che essi producono sulle vittime e sui loro familiari.
Il Premio Edela è stato assegnato a personalità provenienti dalle istituzioni, dalla magistratura, dall’università, dall’informazione, dalla cultura, dalla società civile e dall’impegno sociale, accomunate dalla volontà di contribuire, attraverso il proprio ruolo, a una maggiore consapevolezza collettiva.
Tra i riconoscimenti istituzionali, quello all’onorevole Martina Semenzato, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza, per il suo impegno costante sul tema della violenza di genere e della tutela delle vittime e degli orfani di femminicidio.
Un’attenzione particolare è stata riservata al mondo della giustizia e della prevenzione. Tra i premiati Claudia Eccher, avvocata e consigliera del Consiglio Superiore della Magistratura, per il suo impegno istituzionale sui temi della giustizia e della tutela dei diritti.
Il riconoscimento è andato anche a Valerio de Gioia, magistrato, per il suo impegno professionale sui temi della giustizia e della tutela delle vittime; ad Anna Maria Giannini, criminologa e docente universitaria della Sapienza, per il contributo scientifico allo studio dei fenomeni criminali e della violenza; e all’avvocata penalista Laura Sgrò, per il suo impegno professionale e civile nella tutela delle vittime e dei diritti.
Un riconoscimento speciale è stato conferito alla giovanissima artista Summer Skye Bechini, 12 anni, nominata Ambassador Edela per le nuove generazioni. La giovane artista ha realizzato una tela ispirata all’attività dell’associazione, destinata a un’asta il cui ricavato sarà devoluto ai progetti dedicati agli orfani di femminicidio.
Premiata anche Sofia Donadio, 16 anni, superstite della tragedia di Crans-Montana, che ha dedicato il riconoscimento alle vittime che non sono sopravvissute e a tutti coloro che hanno dovuto affrontare le conseguenze della tragedia.
Tra le figure premiate per il loro impegno nella sensibilizzazione sociale, Barbara De Rossi, attrice, conduttrice e da anni una delle voci più riconoscibili nell’impegno pubblico contro la violenza sulle donne. Attraverso il suo lavoro televisivo e le numerose iniziative di sensibilizzazione, tra cui la conduzione di Amore Criminale, De Rossi ha contribuito a portare all’attenzione del grande pubblico le storie delle vittime e la necessità di riconoscere e contrastare la violenza di genere.
Riconoscimento anche a Ettore Bassi, attore talentuoso e interprete di grande versatilità, da anni protagonista di cinema, televisione e teatro, per il suo percorso artistico e per la sensibilità dimostrata verso tematiche di rilevanza sociale.
Premiato anche Matteo Bassetti, medico e divulgatore scientifico, per il suo impegno nella comunicazione e nella sensibilizzazione sui temi della salute e della prevenzione.
Per l’informazione sono state premiate Roberta Floris, giornalista e conduttrice del Tg5, per il suo lavoro nel racconto dell’attualità e dei temi sociali, e Giada Fazzalari, giornalista e direttrice de L’Avanti della Domenica, per il suo impegno nel mondo dell’informazione e della comunicazione.
Tra i protagonisti insigniti del Premio Edela anche Valeria Altobelli, artista, conduttrice televisiva, docente universitaria e impegnata da anni in attività di carattere sociale e solidale, e Francesca Pascale, attivista e apprezzata figura pubblica impegnata sui temi dei diritti civili, dell’inclusione e della tutela delle persone più vulnerabili.
Un riconoscimento è stato conferito a Nicola Graziano, presidente di UNICEF Italia, per l’impegno nella promozione e nella tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, particolarmente significativo nell’ambito di un’iniziativa dedicata ai bambini e ai ragazzi che hanno perso la propria madre a causa della violenza.
Tra i premiati anche Chantal Hamende, direttore esecutivo di Fondazione Terna, per il suo impegno professionale e per l’attenzione ai temi della responsabilità sociale; Caterina Belletti, presidente di FS International; Anna Silvia Angelini, scrittrice e Presidente Aide, Giacomo Coppola e Jessica Dalla Fontana, per il contributo offerto attraverso le rispettive attività e realtà professionali.
Un riconoscimento particolare è stato assegnato a Luca Massaccesi, presidente dell’Osservatorio Bullismo e Disagio Giovanile, per il suo impegno nella prevenzione del bullismo, del disagio e delle forme di violenza che coinvolgono le giovani generazioni. A ritirare insieme a lui il Premio Edela sono state Annalisa Minetti, cantante, atleta e protagonista di numerose iniziative di carattere sociale, e Alessia Pieretti, campionessa mondiale di pentathlon, che hanno condiviso il riconoscimento e il significato della serata.
Il Premio è stato conferito anche a Javier Zanetti, ex capitano e attuale vicepresidente dell’Inter e presidente della Fondazione Pupi, che ha ricevuto il riconoscimento attraverso una rappresentanza, per il suo impegno nel campo della solidarietà e della tutela dell’infanzia.
Alla cerimonia ha partecipato anche Marco Sancandi, orfano di femminicidio, la cui presenza ha dato un significato particolarmente intenso: una testimonianza concreta di ciò che resta dopo la violenza e della necessità di accompagnare chi, dopo aver perso una madre, deve trovare la forza e le opportunità per ricostruire il proprio futuro.
A leggere le motivazioni dei premiati è stata l’attrice Eva Lucchini, che ha avvicinato il proprio percorso artistico all’attività di Edela attraverso il musical Regina dei cuori, contribuendo a sostenere il progetto estivo dell’associazione dedicato a sei bambini orfani di femminicidio.
I premi, realizzati dall’artista Letizia Moroni, si ispirano alla libellula, scelta come simbolo di trasformazione e rinascita: un’immagine particolarmente significativa per rappresentare il percorso che Edela cerca di costruire accanto ai bambini e ai ragazzi che hanno perso la propria madre a causa della violenza.
Alla cerimonia era presente anche Valentina Belvisi, orfana di femminicidio, che ha trasformato la propria esperienza personale in un impegno concreto al fianco di Edela, diventando una voce per gli orfani di femminicidio e per le donne vittime di violenza.
La IV edizione del Premio Edela ha così ribadito una necessità che rappresenta anche la ragione profonda dell’attività dell’associazione: non lasciare sole le vittime e, soprattutto, non lasciare soli i figli che restano.
Perché il femminicidio non è soltanto la storia di una morte. È anche la storia di chi deve continuare a vivere. Ed è proprio su quel “dopo” che Edela sceglie di accendere la propria luce.


































