Il confronto internazionale sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale resta acceso tra Usa e Cina.
Dagli Stati Uniti Donald Trump sminuisce le preoccupazioni sollevate dagli stessi leader del comparto tech e sostiene che non servano regole stringenti: sarebbe sufficiente avere alla guida un presidente “forte e intelligente” come lui. In un post su Truth, il capo della Casa Bianca ha affermato che l’IA non necessita di altri argini oltre a un comandante in capo con un QI elevato, rivendicando di aver già bloccato iniziative ritenute dannose. “L’unico controllo o ‘argine’ di cui l’Ia ha bisogno è un presidente forte e intelligente e gli Stati Uniti lo hanno, eccome.”
Nel mirino del presidente è finito Dario Amodei, numero uno di Anthropic, che nei giorni scorsi aveva invocato una pausa globale nello sviluppo dei modelli più potenti per ragioni di sicurezza. Secondo Trump, dietro l’allarme dei colossi del settore si nasconderebbe un tentativo di frenare il mercato a vantaggio della Cina, definendolo una “cospirazione contro l’IA e i data center”.
Sulla stessa linea il vicepresidente JD Vance, che ha parlato di un possibile “cavallo di Troia”: le aziende che chiedono allo Stato di essere regolamentate vorrebbero in realtà orientare le norme a proprio favore. Vance ha comunque riconosciuto che, come ogni tecnologia, anche l’IA presenta dei rischi.
Nel dibattito si è inserito anche Barack Obama, che ha rimproverato al Partito democratico di sottovalutare il dossier, definendolo centrale per qualsiasi futura corsa presidenziale. Intanto il senatore Bernie Sanders e l’ex consigliere di Trump Steve Bannon hanno trovato un’intesa inedita per chiedere più controlli, e prenderanno parte al forum ‘Pro-Human Assembly’ insieme all’ex dirigente di Anthropic Jacob Coxon. Dal Canada, il premier Mark Carney rilancia l’idea di un organismo internazionale per la stabilità tecnologica, sul modello del Financial Stability Board.
Sul fronte cinese il messaggio è duplice. Il portavoce degli Esteri Guo Jiakun ha chiesto di non alimentare paure eccessive che possano rallentare la governance globale dell’intelligenza artificiale. Un invito che arriva a poche ore di distanza dal monito del ministro per la Sicurezza di Stato, Chen Yixin, secondo cui l’IA è ormai il cuore della competizione tecnologica tra potenze e un ambito strategico per la sicurezza nazionale. Chen ha denunciato l’uso di sistemi generativi da parte di “forze ostili” per creare fake news politiche e ha ricordato come il recente conflitto tra Usa e Iran abbia mostrato il peso crescente dell’IA sul piano militare.
Il tema sarà inevitabilmente al centro del faccia a faccia tra Xi Jinping e Trump atteso alla Casa Bianca tra dieci giorni.




