Zalone pensa già al prossimo progetto cinematografico. Lo fa rifacendosi agli “Intellettuali”. Il tema è stato svelato a Venezia dal regista barese, Gennaro Nunziante, che ha descritto la narrazione del copione: “Con Luca siamo in fase di elaborazione, stiamo affrontando una questione che sempre più impera in Italia e nel mondo, il classismo. Un classismo che è anche di tipo culturale, che sta sotto gli occhi di tutti”.

La nuova pellicola aprirà un nuovo spaccato riflessivo per lo spettatore, che sorridendo, si accorgerà ancora una volta, degli smascheramenti comportamentali operati da Zalone.

C’è una ragione se ogni suo film diventa un caso nazionale. L’attore non fa solo ridere. Fa quello che il cinema italiano ha smesso di fare: mette uno specchio davanti al Paese.

E ora lo specchio si chiama “Gli Intellettuali”. Dopo il record di Buen Camino, Zalone torna con Gennaro Nunziante e sceglie un bersaglio perfetto, quasi intoccabile: il classismo culturale.

Quel muro invisibile, ma altissimo, che divide chi parla difficile e chi parla semplice. Chi spiega il mondo e chi lo vive. È la piaga del nostro tempo, come l’ha definita Nunziante a Venezia. E ha ragione.

La satira di Zalone è sempre stata arguta proprio per questo: non prende in giro la gente comune, prende in giro i ricchi di supponenza. Non ride del meridionale che emigra, ride del sistema che lo costringe a farlo. Non ride del precario, ride del politico che gli vende il posto fisso come un miracolo.

Da Cado dalle nubi  a Quo Vado?, da Sole a catinelle a Tolo Tolo, il suo personaggio è sempre lo stesso: l’ultimo. Quello che non ha le parole giuste, ma ha il buonsenso. Quello che le élite guardano dall’alto in basso e che alla fine le frega, semplicemente vivendo.

Con Gli Intellettuali, Zalone potrebbe fare il passo più coraggioso. Per anni l’intellettuale in Italia è stato intoccabile. È colui che ti dice cosa devi pensare, come devi votare, cosa devi mangiare, come devi essere inclusivo. Ma spesso lo fa da una terrazza ai Parioli, senza mai aver preso un autobus alle 6 del mattino.

Lo scollamento tra gli intellettuali e la gente comune è diventato un abisso. Da una parte il linguaggio dei convegni, dei festival, dei salotti buoni. Dall’altra la vita reale, con l’affitto da pagare e la spesa che raddoppia. Zalone si infila in mezzo a questo abisso e lavora a costruire una commedia.

La sua non è mai una satira qualunquista. È una satira antropologica. Racconta l’Italia meglio di un saggio di sociologia, perché non la giudica. La vive.

“Gli Intellettuali” non sará un film contro la cultura. Sarà un film contro chi usa la cultura come arma di distinzione. Contro chi ha trasformato la conoscenza in un privilegio di classe.

Immagine realizzata con IA