A Sesto San Giovanni la presentazione di “Avrei voluto scriverti cantando”: due percorsi diversi, un’unica attenzione alla complessità dell’uomo e alla ricerca della verità
Una serata dedicata alle storie, alla loro capacità di raccontare la realtà e, soprattutto, di interrogare la coscienza di chi le ascolta. È questo il senso dell’incontro che si è svolto ieri sera, martedì 8 settembre, alla Biblioteca Pietro L. Cadioli di Sesto San Giovanni, dove Olimpio Talarico ha presentato il suo libro Avrei voluto scriverti cantando dialogando con Gianluigi Nuzzi, giornalista, scrittore e conduttore televisivo, tra le voci più autorevoli del giornalismo italiano d’inchiesta e della cronaca giudiziaria.
Un confronto che ha messo in relazione due mondi solo apparentemente distanti: quello della letteratura e quello dell’informazione. Da una parte la scrittura di Talarico, capace di trasformare la memoria, le vicende familiari e le contraddizioni dell’esistenza in materia narrativa; dall’altra lo sguardo giornalistico di Nuzzi, da anni impegnato a ricostruire fatti, responsabilità e verità attraverso il lavoro d’inchiesta.
Olimpio Talarico è scrittore e docente di Italiano e Storia. Originario della Calabria e da tempo legato professionalmente e culturalmente alla Lombardia, ha costruito il proprio percorso letterario intorno alla memoria, ai rapporti umani, alle ferite del passato e alla complessità delle relazioni. È autore di diversi romanzi e racconti e tra gli ideatori e organizzatori del Premio Caccuri, importante manifestazione dedicata alla saggistica che negli anni ha portato a confrontarsi scrittori, giornalisti e protagonisti della cultura italiana.

In Avrei voluto scriverti cantando Talarico torna proprio su alcuni dei temi che caratterizzano la sua scrittura: il peso della memoria, i segreti familiari, l’amore, il dolore e il bisogno di fare i conti con una verità che il tempo non riesce a cancellare. Una storia nella quale la dimensione privata si intreccia con quella collettiva e nella quale il passato continua a proiettare le proprie conseguenze sul presente.
A dialogare con lui, Gianluigi Nuzzi, volto noto al grande pubblico per la conduzione di Quarto Grado e giornalista che ha dedicato una parte significativa della propria carriera alle grandi inchieste, alla cronaca giudiziaria e alla ricostruzione di vicende nelle quali la ricerca della verità rappresenta il punto centrale del racconto.
Ed è stato proprio il tema della verità a fare da filo conduttore alla conversazione.
Che rapporto esiste tra il vero e il verosimile? Come cambia una storia quando passa dalla realtà alla pagina scritta o dal fatto di cronaca al racconto televisivo? E ancora: quanto è necessario andare oltre la superficie degli eventi per comprendere davvero il dolore, la colpa e le responsabilità delle persone coinvolte?
Domande che hanno consentito a Talarico e Nuzzi di attraversare argomenti molto diversi, passando da Torquato Tasso alle più recenti vicende di cronaca nera, in un dialogo nel quale il racconto è diventato strumento per riflettere sulla condizione umana.
La serata ha così confermato quanto possano essere fecondi gli incontri tra linguaggi diversi. La letteratura cerca la verità attraverso l’immaginazione e la memoria; il giornalismo la ricerca attraverso i fatti, le testimonianze e i documenti. Entrambi, però, hanno una responsabilità comune: raccontare senza tradire la complessità della realtà.
Per Olimpio Talarico, la tappa di Sesto San Giovanni rappresenta un momento importante nel percorso di presentazione di Avrei voluto scriverti cantando. E il confronto con Gianluigi Nuzzi ha offerto al pubblico l’occasione per guardare al libro non soltanto come a un’opera letteraria, ma come a uno spunto per interrogarsi sul modo in cui raccontiamo le persone, le loro scelte e le loro fragilità.




