Iconica, coraggiosa, senza filtri. Pamela Anderson è stata la regina dell’amfAR Gala Venezia 2026, all’Hilton Molino Stucky della Giudecca.

L’attrice è salita sul palco per ritirare l’Award of Courage, il premio che l’American Foundation for AIDS Research consegna a chi ha trasformato il suo impegno in una lotta concreta contro l’AIDS. Un riconoscimento che prima di lei era toccato anche a Madonna.

“Pamela non è solo un’attrice eccezionale e iconica, ma si è sempre spesa per cause fondamentali. Si batte senza sosta per ciò in cui crede e il suo coraggio ispira tutti noi”, le parole dell’amministratore delegato di amfAR, Kyle Clifford.

Ma a far parlare è stato anche il look della Anderson. Sul red carpet, Pamela ha scelto un abito lungo in raso arancione acceso, stola scenografica e capelli con onde morbide rétro. Praticamente divina! E, ancora una volta, la sua firma: viso completamente struccato. Niente make-up, solo la luce del vestito a illuminarla. Glamour sofisticato e bellezza al naturale, in un contrasto che ormai è il suo manifesto di libertà.

Il momento più toccante, però, è stato il discorso pronunciato al gala. Ritirando il premio, Anderson ha voluto raccontare la sua battaglia personale con l’epatite C, diagnosticata alla fine degli anni Novanta e resa pubblica nel 2002.

“Quando me l’hanno diagnosticata non esisteva una cura. Era una condanna a morte”, ha confessato.

Poi, una decina di anni dopo, è arrivata la terapia che l’ha guarita. “Mi è costata tutti i miei risparmi”, ha raccontato, sottolineando il senso di colpa per chi non poteva permettersela. La guarigione è arrivata nel 2015.

“Sono grata di poter dire oggi di essere libera dall’epatite C. Ma quel senso di vergogna e di colpa resta con me”, ha chiuso tra gli applausi della Giudecca, portando a Venezia una bella testimonianza di semplice genuinità.