Cuore alla Rossa, occhi su Kimi. Il sogno di un podio tricolore infiamma il GP d’Italia. Basta questa sola fotografia per raccontare tutto.

A guardare le tribune non c’è dubbio: Monza resta terra Ferrari. Il rosso è ovunque, sulle maglie, sulle bandiere, sugli spalti, nelle strade che portano all’Autodromo. La scuderia di Maranello resta il primo pensiero dei tifosi, soprattutto nel weekend di casa e soprattutto dopo le buone indicazioni arrivate dalle libere.

Eppure, accanto al Cavallino, cresce un’altra marea. Quella per Kimi Antonelli.

Fino a qualche mese fa sembrava fantascienza immaginare un italiano in lotta per il Mondiale di Formula 1, con la possibilità concreta di interrompere un digiuno lungo 73 anni. Un’impresa che pareva impossibile come vincere Wimbledon o conquistare l’oro nei 100 metri alle Olimpiadi. Poi è arrivato lui, 19 anni, e il miraggio è diventato realtà.

È l’alba della Antonelli-mania. Non è un tifo contro, è un tifo raddoppiato. La frase più ascoltata nel paddock è sempre la stessa: “Tifo Ferrari, ma se Kimi fa terzo sono felice lo stesso”. Il compromesso che mette d’accordo tutti: la Rossa davanti, l’italiano sul podio. Un risultato che avrebbe il sapore dell’apoteosi tricolore.

I numeri fotografano questo dualismo. Secondo un sondaggio lanciato dalla Gazzetta alla vigilia del GP, il 58,3% dei votanti continua a tifare Ferrari, ma il 41,7% ha già scelto Antonelli. Non ha valore statistico, ma racconta il momento: Maranello è ancora avanti, ma il ragazzino di Bologna ha già sfondato nel cuore degli appassionati.

E poi c’è il domani, che fa sognare gratis. Tra i prati di Monza è un mantra: “Prima o poi Kimi in Ferrari”. Magari raccogliendo l’eredità di Hamilton, proprio il pilota che lui ha sostituito in Mercedes. Lo stesso Lewis ha ammesso che il futuro di Antonelli potrebbe essere in rosso, elogiandolo come un talento rapido, solido e incredibilmente maturo, anche se Toto Wolff non lo lascerà scappare facilmente.

Un italiano vincente su una macchina italiana vincente. Come Biaggi sull’Aprilia in Superbike, come Bagnaia sulla Ducati in MotoGP. Quel giorno il dilemma finirebbe. Non ci sarebbe più una scelta da fare. Sarebbe solo una festa unica, un tifo totale.