Certe cerimonie inaugurano un torneo. Quella del 21 agosto allo Stadio Erasmo Iacovone di Taranto ha inaugurato un’altra idea di città.
Impianto esaurito, rifatto a nuovo, luci accese sul Mediterraneo. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aperto i XX Giochi del Mediterraneo. In campo 26 bandiere, 3803 atleti, 33 sport che andranno avanti fino al 3 settembre. Numeri da record per la Puglia.
Poi le luci si abbassano. E inizia “Il mito diventa futuro”, lo show firmato G2 Eventi.
Al centro, disteso, c’è lui. Non Ionios, la mascotte. Lui, l’Atleta di Taranto. Quindici metri di figura sdraiata, ispirata al celebre reperto del MArTA del V secolo avanti Cristo. Per millenni è rimasto fermo, nella sua tomba di atleta panatenaico. Due giorni fa ha ricominciato a muoversi spingendo un grande masso bianco, allontanandolo dal petto per liberarsi.
Mentre tutto accade, sopra lo stadio, il cielo si disegna. Uno sciame di droni luminosi compone la stessa sagoma che corre.
Lo stadio esplode, ma non è tifo da stadio. È commozione. Perché tutti hanno tradotto quel gesto con la stessa frase, quella che dall’altro ieri notte gira su ogni video di Taranto: Basta. Basta sacrifici imposti, basta parlare di Taranto solo come ferita dell’industria pesante. Taranto ha tremila anni di storia, non sessanta. Merita rispetto. Il messaggio è chiaro: il risveglio dell’Atleta vuole essere il risveglio collettivo.
Dal campo al Papa: i Giochi che uniscono
Che l’eco della XX apertura dei Giochi vada oltre lo sport, lo dicono due.
Il primo viene da Roma. Il Santo Padre ha ricevuto in regalo la felpa ufficiale della delegazione di San Marino in gara a Taranto. Il Titano, la più piccola Repubblica presente ai Giochi, ha portato i suoi colori in Vaticano proprio mentre Papa Leone XIV ha benedetto i Giochi come strumento di fratellanza.
Il secondo viene dal Governo. Ieri mattina il Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha commentato così su X la serata: “Taranto ha abbracciato il mondo e ha ricevuto il suo abbraccio. La cerimonia allo Iacovone, bello e accogliente come mai prima, è stata la realizzazione di un sogno. È la consacrazione di tre anni di lavoro e investimenti portati avanti insieme, senza sosta, da Governo, Comitato Organizzatore, Struttura Commissariale, Regione Puglia, Comune e CONI. L’Inno di Mameli interpretato con emozione da Simone Grande con l’Orchestra della Magna Grecia, le luci, i droni nel cielo, le coreografie e le voci di Mietta, Al Bano e Serena Brancale hanno incantato il pubblico presente e quello di Rai 2 che lo ha regalato a tutta Italia.”
Parole che fotografano bene ciò che si è visto: non uno show calato dall’alto, ma uno show costruito con la città. Un ragazzo tarantino a cantare l’Inno, l’orchestra jonica a suonarlo, tre voci pugliesi e nazionali a chiudere.
Con i giochi del Mediterraneo, subito dopo l’inaugurazione, si fa sul serio: in pedana, in vasca, sui campi. L’Italia, con 497 azzurri guidati da Tortu e Irma Testa, punta a confermarsi prima nel medagliere.
Ma il risultato più pesante è già stato messo in bacheca. Taranto ha smesso, per una sera, di chiedere scusa per quella che è stata la sua storia legata all’Ilva. Ha ricordato a tutti, e a se stessa, cosa è stata: capitale della Magna Grecia, città di atleti, di mare, di cultura.
L’Atleta si è rimesso in piedi. Ora la sfida è non lasciarlo tornare a dormire dopo il 3 settembre, data conclusiva della manifestazione sportiva.




