Da Damiano Laganà a Marco Carola e Seth Troxler, una successione di set che ha trasformato Capo Peloro in uno  spettacolare dancefloor con vista sullo Stretto di Messina


Oltre seimila persone, una line up da grande festival europeo e un’atmosfera capace di far dimenticare, almeno per qualche ora, qualsiasi confine geografico. È esattamente ciò che è successo ieri, domenica 2 Agosto, a Capo Peloro, dove ATARASHI ha trasformato Messina nel punto di incontro della musica elettronica internazionale, firmando uno degli eventi più importanti mai ospitati sul territorio.

A dare il via alla lunga maratona sonora è stato Damiano Laganà, messinese, giovanissimo dj e producer che rappresenta una delle realtà emergenti più interessanti della nuova scena elettronica italiana. Una scelta che racconta la visione del festival, valorizzare il talento locale aprendogli il palco prima dei giganti internazionali.

Laganà ha costruito un opening elegante, dinamico e perfettamente calibrato, accompagnando il pubblico verso una line up che pochi festival italiani possono permettersi.

Da quel momento la console è diventata il centro di una notte senza pause. Marco Carola, autentica leggenda mondiale della techno e della tech house, ha confermato ancora una volta il perché continui a essere uno degli artisti più richiesti. Al suo fianco Seth Troxler, icona della house contemporanea, capace di alternare tecnica, carisma e imprevedibilità in un set che ha tenuto migliaia di persone con gli occhi rivolti verso il palco e il mare.

A completare il viaggio musicale ci hanno pensato II Faces e Matteo Diop, protagonisti di una selezione che ha attraversato house, minimal e techno con naturalezza.

Il resto lo ha fatto il luogo. Capo Peloro, con il tramonto sullo Stretto, non è stato soltanto una scenografia, è diventato parte integrante dello spettacolo. Quando il cielo ha cambiato colore e il palco si è acceso, la sensazione era quella di trovarsi a Ibiza, a Mykonos o in Croazia, ma con davanti uno dei panorami più iconici del Mediterraneo.

Anche il pubblico ha contribuito a definire l’identità dell’evento, con outfit ispirati alla cultura rave contemporanea, streetwear ricercato, total black, dettagli metallici e occhiali futuristici che hanno trasformato la pista in una passerella spontanea, confermando come la musica elettronica sia sempre più anche un linguaggio estetico, oltre che sonoro.

Dietro tutto questo c’è la visione organizzativa di Raffaele Manfredi, che ha portato a Messina un format capace di parlare il linguaggio dei grandi eventi europei, grazie a una line up di assoluto livello, una produzione curata nei minimi dettagli, un impianto scenografico all’altezza dei migliori festival internazionali e una macchina organizzativa che ha raccolto consensi praticamente unanimi.

Più che un semplice successo, ATARASHI rappresenta un cambio di paradigma, perché per una notte Messina non ha soltanto ospitato un festival, ma ha dimostrato di poter diventare una destinazione internazionale per la musica elettronica, attirando pubblico, artisti e attenzione ben oltre i confini della Sicilia.