Madrid risponde a Roma. E lo fa con una lettera dura inviata direttamente a Bruxelles. Al centro dello scontro c’è la crisi di Ceuta e la decisione dell’Italia di sospendere temporaneamente l’accordo di Schengen con la Spagna.

A firmare l’affondo è il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez.

La missiva a von der Leyen: “Seria preoccupazione”
Nella lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Sanchez esprime “seria preoccupazione” per la “reazione” di alcuni Stati membri alla gestione dell’emergenza migratoria nell’enclave spagnola in Marocco. Chiede poi la convocazione immediata di un vertice in videoconferenza tra i ministri dell’Interno dei 27 per definire “una risposta comune”.

L’Italia non viene mai nominata in modo esplicito. Ma i riferimenti sono trasparenti.

“Ceuta non è in Schengen”
Il cuore della polemica è qui: “Ceuta non fa parte dell’area Schengen”. Con questa frase Sanchez boccia indirettamente la mossa di Palazzo Chigi, che ha riattivato i controlli alle frontiere su chi arriva dalla Spagna.

Il premier rivendica poi l’operato di Madrid: in 48 ore la Spagna avrebbe ripreso il controllo del confine, garantito assistenza umanitaria, rimpatriato “praticamente tutti” i migranti entrati irregolarmente e bloccato gli spostamenti non autorizzati verso altri Paesi Ue. Il tutto, sottolinea, in coordinamento con il Marocco e con “pochissimo sostegno” da parte degli altri partner europei.

L’attacco: “Pregiudizi, notizie false, interessi politici”
Per Sanchez la proposta di escludere temporaneamente la Spagna da Schengen nasce da “pregiudizi, informazioni errate, ignoranza o calcoli politici”. Una posizione che, a suo dire, va contro il diritto europeo, il diritto umanitario, il principio di solidarietà e il “più elementare buonsenso”. La definisce inoltre “egoistica”, “polarizzante” e “illegittima”.

Il premier difende i numeri della Spagna: secondo Frontex il confine meridionale spagnolo sarebbe “una delle frontiere esterne meno permeabili dell’Ue”. E aggiunge che negli ultimi cinque anni gli ingressi irregolari registrati in Spagna sono stati “la metà di quelli dell’Italia”.

Il richiamo a Lampedusa e Bielorussia
Sanchez ricorda poi che Madrid in passato ha sostenuto altri Paesi in difficoltà. Cita l’accoglienza dei migranti arrivati nell’Europa orientale via Bielorussia nel 2021 e quelli sbarcati a Lampedusa nel 2023. Un modo per rivendicare reciprocità.

La Spagna, conclude, è “il secondo confine esterno più sicuro dell’Ue” nonostante sia l’unico Stato membro con un confine terrestre con il continente africano.

La richiesta: vertice urgente
Alla luce di quanto accaduto, Sanchez sollecita la presidenza di turno irlandese a riunire subito i ministri dell’Interno. L’obiettivo: ribadire che “la sicurezza delle frontiere esterne è una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri”.

La crisi diplomatica è servita. Da una parte Roma che teme l’effetto Ceuta sulle proprie coste. Dall’altra Madrid che respinge le critiche e chiede unità europea.