Al Quirinale, durante la cerimonia del Ventaglio, Sergio Mattarella ha deciso di parlare chiaro, guardando dritto a quello che succede fuori dai palazzi.

Il filo conduttore del discorso è stato uno solo: le regole dello Stato non si piegano ai comportamenti, sono i comportamenti che devono stare dentro le regole.

Il caso Roggero e la linea dura
Il riferimento implicito è arrivato dopo il saluto del presidente della Stampa parlamentare, Alfonso Raimo. Mattarella non ha fatto nomi a caso. Ha parlato del caso Roggero per dire una cosa secca: se iniziamo a “modulare” le leggi in base all’episodio del giorno, se le adattiamo di volta in volta, non otteniamo più sicurezza. Otteniamo il contrario, cioè la rinuncia dello Stato al suo ruolo.

E il concetto vale anche oltre quel caso. In Parlamento si discute di riconoscimento facciale. Dopo gli scontri nei cantieri Tav in Val di Susa è arrivata una proposta per alzare le pene su devastazioni e aggressioni alle forze dell’ordine.
Su questo il Capo dello Stato è stato netto: “Quanto accaduto sabato in Val di Susa è inaccettabile. Sono in gioco le fondamenta della convivenza democratica”. E ha aggiunto che su episodi del genere “non servono mezze misure né prudenze. La condanna deve essere immediata e senza appello”.

Politica: toni bassi e più rispetto
Mattarella ha poi allargato lo sguardo. Ha chiesto alla politica di abbassare i toni. Niente strumentalizzazioni, niente esasperazioni. “La vita pubblica vada avanti nel rispetto reciproco. Basta con l’aggressività verbale, spesso gratuita e dannosa”, ha detto.
Ai partiti ha ricordato che alle elezioni manca ancora tempo. E quindi: “Spero che le fibrillazioni elettorali, peraltro premature, non distolgano l’attenzione dai problemi veri della gente e non finiscano per falsare i termini delle questioni”.

Astensionismo e immigrazione
Due i fronti su cui il Presidente ha battuto di più.
Il primo è l’astensionismo. “La fuga dal voto è la preoccupazione principale che tutte le forze politiche dovrebbero avere”.

Il secondo è l’immigrazione. Citando Papa Leone XIV, Mattarella ha bocciato “la logica dell’emergenza, che si è dimostrata totalmente inefficace”. Serve invece una strategia di lungo periodo, una politica di governo del fenomeno.

E a proposito di Europa: “Il nostro continente attrae perché in pochi decenni è passato da terra di guerre a spazio di pace e sviluppo. È il contrario di chi vuole riportarci alla legge del più forte”. Certo, all’Ue si può chiedere di più. Ma, ha notato, “chi critica l’Unione per mancanza di incisività è spesso lo stesso che ne blocca gli strumenti per renderla più efficace”.

Media e intelligenza artificiale
Infine un passaggio sui media e la professione giornalistica. Mattarella ha segnalato due ritardi italiani. Il primo: il mancato recepimento del regolamento europeo 2025 sulla libertà dei media. Il secondo: il blocco della Commissione di Vigilanza Rai, che “sta paralizzando il servizio pubblico”.

E poi la questione nuova: l’IA. “Preoccupa l’uso dell’intelligenza artificiale per generare notizie. Sono cloni creati dalle macchine, senza verifica”. Ma “l’informazione non è un duplicato. Non è la copia della pecora Dolly”.

In mezz’ora Mattarella ha messo insieme cronaca, politica e futuro. Il messaggio è arrivato diretto: più rigore, meno scorciatoie.