C’è un edificio che fa da protagonista prima ancora degli attori. È la Reggia di Portici, con i suoi saloni borbonici, il verde del giardino botanico e l’eco di Pompei ed Ercolano sullo sfondo. A Villa Campolieto sono stati girati i sotterranei. Insieme hanno prestato le mura a Minerva – La Scuola, la nuova serie Netflix diretta da Ivan Silvestrini in uscita il 22 settembre, presentata in anteprima proprio lì, davanti ai ragazzi del Giffoni Film Festival.
E in quelle stanze prende vita un mondo di regole, divise e silenzi: un liceo militare. Un posto dove il cellulare si usa pochi minuti al giorno e dove ti chiedono chi sei, prima ancora di cosa vuoi fare.
Al centro c’è Massimiliano Gallo. Attore di lunga carriera, camaleontico, qui veste i panni del comandante Achille Giordano. È lui a tenere in piedi l’istituto, custode di una tradizione antica e di un’idea di ordine molto rigida.
“Il mio personaggio crede nella disciplina – racconta Gallo all’ANSA – pensa che le regole militari aiutino a dare una direzione. Ma poi ti ritrovi a fare i conti con ciò che è giusto e ciò che non lo è. Con un comando che puoi seguire, discutere, o mettere in discussione”.
Niente macchietta, però. Gallo ci tiene a scavare: “Ho cercato la forza, sì, ma anche le fragilità. Le crepe. Perché questo uomo ha anche un figlio tra i cadetti. E quando la caserma entra in casa, i conflitti diventano personali”.
Al suo fianco c’è la maggiore Teresa Bonaiuto, interpretata da Irene Maiorino. E poi c’è Cristiana Capotondi, la professoressa Laura Canali, docente di Storia e Filosofia. Intorno a loro, i cadetti. Senior e junior. Arrivati per motivi diversi. C’è Camilla, viziata e mandata lì dal padre per “metterla in riga”. C’è Vincenzo, nato con i galloni nel sangue. E c’è Salvo, ragazzo di periferia napoletana, che entra a Minerva per cercare un amico scomparso proprio tra quelle mura. È lui a portare nella trama una venatura di mistero.
Giovani come Ciro Minopoli, Biagio Venditti, Margherita Buoncristiani, Simone Secce, Giulio Brizzi, Nicole Malaj. E divise firmate da Massimo Cantini Parrini, premio Oscar, che trasformano subito chi le indossa.
L’idea è nata dieci anni fa nella testa del produttore Roberto Sessa, ceo di Picomedia. “Vedevo i ragazzi della Nunziatella sul treno – racconta – Quei vestiti, quell’atteggiamento. Mi chiedevo cosa avessero in testa”.
Da Netflix spiegano che l’interesse era proprio questo: “Raccontare un liceo italiano che al cinema e in tv si vede poco. E mettere dei ragazzi di oggi in un contesto senza social, senza smartphone, senza la libertà di mostrarsi 24 ore su 24”.
Minerva non è solo un teen drama. È un’arena. Un amplificatore di quella fase della vita in cui ti chiedi chi sei. E lo fa in un luogo bellissimo e severo, dove la disciplina si scontra con la fragilità, incontrando in Massimiliano Gallo, un comandante di eccezione.




