Quindici anni dopo il suo addio, la voce graffiante di Camden torna a farci tremare.
Martedì 22 luglio alle 21:15, in prima tv su Sky Arte e in streaming su Now e On Demand, arriva Amy Winehouse – Anima Ribelle: un documentario BBC che mette da parte i tabloid e prova a restituirci la donna dietro il mito.
La parola a chi l’ha amata davvero
Per la prima volta è la madre, Janis, a prendere la scena. Finora aveva scelto il silenzio. Oggi vuole riappropriarsi del racconto di sua figlia.
Non l’icona tormentata delle copertine, ma Amy: tenace, brillante, fragile e fortissima allo stesso tempo. Una versione diversa da quella che abbiamo letto per anni.
Janis convive con la sclerosi multipla. Una malattia che minaccia di cancellarle i ricordi. Ed è proprio per questo che ha deciso di parlare ora. Per fissare, prima che sia troppo tardi, chi era davvero Amy.
Accanto a lei tornano volti che non si erano mai esposti: Naomi, Chantelle, Catriona e Michael. Amici d’infanzia e di sempre. Persone che l’hanno vista ridere, scrivere, crollare. Testimonianze inedite che ricostruiscono lati di Amy rimasti nell’ombra.
Scatole, assenze e verità
Dopo il 2011, la maggior parte degli oggetti di Amy è finita in un magazzino. Lettere, vestiti, appunti. Janis apre quel deposito per la prima volta davanti alle telecamere. Un gesto doloroso, ma necessario.
“Voglio che il mondo ricordi la mia bambina per la luce che portava, non solo per il dolore”, sembra dire.
E poi c’è Mitch. Il padre, sempre presente durante gli anni del successo, rompe il silenzio sulle critiche ricevute e racconta il supporto, spesso invisibile, che la famiglia e il giro di amici hanno cercato di darle nella battaglia contro le dipendenze.
Oltre il cliché della “bambina triste”
Il film ripercorre la scalata fulminea: da Frank a Back to Black, fino al vortice mediatico che l’ha inghiottita. Si ferma anche sui lutti privati, come la perdita della nonna Cynthia, figura fondamentale per Amy.
E qui il documentario prende una direzione chiara: smontare l’idea comoda che i suoi demoni nascessero solo da un’infanzia difficile o dal divorzio dei genitori.
Anima Ribelle mostra invece un quadro più complesso. Dietro le canzoni e le dipendenze c’erano anche problemi di salute mentale molto più profondi di quanto si fosse creduto, e affrontati in solitudine.
Un ritratto senza filtri
Niente morbosità. Niente gossip. Solo voci vicine. Il risultato è un Amy a tutto tondo: quella che faceva battute fino alle 4 di notte, che scriveva testi in camera da letto, che aveva paura ma saliva comunque sul palco.
A 15 anni dalla morte, Sky ci consegna un ritratto necessario. Perché Amy non è stata solo una voce jazz-soul irripetibile. È stata una forza della natura. E merita di essere ricordata così: intera.




