A Parigi nove Stati europei riuniti, ribattezzati come i “Volenterosi”, hanno deciso di fare squadra e costruire insieme una difesa anti-missili per il Vecchio Continente. Tra loro c’è anche l’Italia.

L’incontro non è solo simbolico. È il primo mattone concreto di una difesa comune europea che inizia a prendere forma.

Cosa è stato deciso al vertice dei “Volenterosi”
Il 13 luglio a Parigi si sono tenuti due incontri importanti.

Il primo, al Quai d’Orsay, era ristretto. C’erano Macron, Zelensky e i rappresentanti dei 9 Paesi che entrano nella nuova alleanza anti-balistica. Per l’Italia c’era Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri.

Poche ore dopo, all’Hotel des Invalides, si è allargato il tavolo: 37 Paesi della cosiddetta “coalizione dei Volenterosi”. Lo stesso luogo dove riposa Napoleone, per dire quanto il tema fosse sentito.

Sul tavolo c’erano due dossier caldi: la difesa dell’Ucraina e il futuro della sicurezza europea.

Lo scudo anti-missili: chi c’è e cosa farà
I nove Paesi che hanno firmato sono: Italia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Paesi Bassi e Danimarca.

L’obiettivo dichiarato è uno solo: mettere in piedi capacità difensive anti-missile per l’Europa. Niente attacchi, solo protezione.

Nella dichiarazione congiunta scrivono chiaro: “Serve un’architettura integrata per scoraggiare e fermare le minacce missilistiche future”. Tradotto: unire industria, ricerca ed esperienza per creare un sistema condiviso.

Macron su X è stato diretto: “Davanti alla minaccia scegliamo di proteggere Kiev, di rafforzare la nostra sicurezza e di costruire l’Europa della difesa”.
Tajani, parlando con i giornalisti, ha definito la giornata “molto positiva”: “Per la prima volta facciamo un passo verso una difesa europea che include anche Ucraina e Regno Unito”.

E Londra, tra l’altro, ha appena aderito anche al prestito Ue da 90 miliardi per Kiev, come annunciato da Ursula von der Leyen.

Esercitazioni vicine all’Ucraina e nuovi Rafale in arrivo
Il secondo annuncio riguarda il dopo-guerra. Macron ha detto che nei “prossimi mesi” partiranno esercitazioni militari nei “Paesi vicini all’Ucraina”. Serviranno a testare i piani di dispiegamento di una futura forza multinazionale. “Per dimostrare che siamo pronti, determinati e credibili”.

Sul fronte armamenti, Parigi e Kiev hanno messo nero su bianco una tabella di marcia: 16 caccia Rafale con relativo armamento. I primi dovrebbero arrivare nei cieli ucraini tra il 2028 e il 2029.

Subito, invece, arriverà un primo lotto di batterie Samp/T di nuova generazione. Si aggiungono ai sistemi e ai missili già in consegna nelle prossime settimane.

Zelensky lo ha ribadito su Telegram: “Ci servono missili per la difesa aerea. È un bisogno di tutti i giorni”.

Le risposte da Mosca e il tono di Macron
Intanto il Cremlino alza i toni. Putin ha minacciato nuove azioni pesanti dopo gli ultimi attacchi su Kiev. Il portavoce Peskov ha definito i Volenterosi una “coalizione che istiga alla guerra”.

Macron, parlando ai militari alla vigilia del 14 luglio, ha risposto a modo suo: “Sì, vogliamo la pace. Sì, amiamo la libertà e il diritto. E sì, siamo pronti a difenderli, anche al costo del sangue se serve”.

I “Volenterosi” compiono un passo piccolo, ma in una direzione nuova. Quello di Parigi non è ancora un esercito europeo. Ma è il primo tentativo serio di pensare la difesa come un problema comune, non solo nazionale.

Nove Paesi disposti a mettere insieme fabbriche, tecnologie e soldi per uno scudo. Esercitazioni già programmate. Aerei e batterie promessi all’Ucraina.

Il messaggio è duplice: a Kiev diciamo “non siete soli”. A Mosca diciamo “l’Europa si sta attrezzando”.

Ovviamente la strada è lunga. Ci sono industrie da coordinare, soldi da trovare, tempi lunghi. I Rafale voleranno tra 3-4 anni. Lo scudo non si costruisce in un’estate.

Ma per la prima volta l’Europa della difesa non è più solo un titolo sui giornali. È una firma di 9 Stati, un calendario di esercitazioni e una lista di armi.