Kasia Smutniak ha scelto i social per mostrare le prime inquadrature di “MUSTANG”, il suo nuovo documentario. Sotto, una scritta semplice: Un film di Kasia Smutniak.
Un viaggio iniziato nel 2003
“MUSTANG” nasce da un’esperienza precisa: un viaggio compiuto nel 2003 insieme al compagno Pietro Taricone, scomparso nel 2010.
Non è un caso se il progetto viene definito dalla stessa Smutniak come “profondamente personale”. È un lavoro maturato lentamente, negli anni, e che custodisce “una parte importante della sua vita”.
Per ora la regista non è entrata nei dettagli tecnici o narrativi. Ma ha spiegato cosa le ha chiesto questo film:
“MUSTANG mi ha trascinata dentro un viaggio che si compie solo se ci si abbandona completamente. Io l’ho fatto, almeno ci ho provato. Ed è stato bellissimo.”
Il senso del titolo e del tempo
Mustang. Il cavallo selvaggio. Libero, difficile da contenere, che corre solo se si fida. Una metafora che torna: per raccontare quel viaggio del 2003, Kasia ha dovuto lasciarsi andare, tornare indietro, riaprire.
Sono passati più di 20 anni da quel viaggio e 15 dalla scomparsa di Taricone. Un tempo lungo che spiega perché il documentario arrivi solo ora: certe memorie hanno bisogno di sedimentare prima di poter essere raccontate.
La memoria come regia
Con “MUSTANG” Kasia Smutniak fa un passo ulteriore dietro la macchina da presa. Dopo le esperienze alla regia, qui sceglie il documentario per parlare di sé senza filtri di fiction.
La scelta è coraggiosa. Mettere insieme materiale personale, un lutto, un viaggio di gioventù, e trasformarlo in opera pubblica significa esporsi. Significa decidere che quel dolore e quell’amore possono diventare racconto collettivo.
La frase chiave è “abbandonarsi completamente”. È l’opposto del cinema costruito a tavolino. È il cinema che nasce dal recupero, dalla fiducia, dal lasciarsi guidare dai ricordi.
Ora restano da capire forma, data d’uscita e distribuzione. Kasia promette che presto racconterà di più.
Ma una cosa è già chiara: “MUSTANG” non sarà solo un documentario su un viaggio. Sarà il documentario di un’assenza che ha segnato una vita. E di come quell’assenza, dopo anni, può tornare a muoversi.




